Vita Con _ di fratel Ruggero Valentini

La TV che avanza, la società che arretra

REPORT, domenica 22 aprile 2012. Dal Brasile interviene padre Ruggero Valentini, Superiore Generale CFIC, con un indirizzo inviato ai Fratelli della Congregazione, ai collaboratori, agli amici, ai familiari e ai destinatari delle opere sanitarie ed educative della Congregazione.

Abbiamo assistito ad uno spettacolo televisivo, domenica sera 22 aprile 2012.
Ne siamo stati consapevoli protagonisti, per dovere d’informazione e, nello stesso tempo, inconsapevoli, per la manipolazione di cui siamo stati fatti oggetto.
Indirizzo questo scritto ai miei Fratelli della Congregazione, ai collaboratori, agli amici, ai nostri familiari e ai destinatari delle opere sanitarie ed educative.
Scrivo dal Brasile, dove ho visitato le nostre attività, accompagnando anche 22 studenti italiani.

Detto questo, mi limito ad alcune considerazioni, suscitate dall’intervento di Report.
Innanzitutto: è deprecabile il tono con cui nella trasmissione si è parlato dei “frati” con ironia e sarcasmo, colpendo i valori che hanno caratterizzato la nostra storia: la vocazione di curare i malati, lo spirito di povertà, l’intraprendenza… (userò sempre le virgolette per indicare noi “frati” della Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, per evidenziare il becero modo con cui siamo stati trattati).
Report ha messo in mostra la purtroppo diffusa ignoranza sulla vita della chiesa e in particolare dei religiosi, abbandonandosi a luoghi comuni e ad accostamenti finalizzati a rendere appetibile lo spettacolo comunicativo, chiuso dalla conduttrice con un saccente (e solenne) “Amen” che sa di laicismo analogamente corrispondente al clericalismo. Scarso il risultato informativo, rispetto alla speciale responsabilità del giornalista di cogliere i veri problemi, ma in questo caso tutto teso a sollevare un polverone mediatico partendo dalle proprie sicumere, frutto di informazioni provenienti dall’immondezzaio che, nulla da nascondere, c’è anche nei nostri ambienti.

L’effetto è stato parzialmente raggiunto: i pochi media che hanno ripreso la notizia si sono lasciati catturare dal vortice, assimilando “i frati” ad una società a delinquere in evidente contrasto con i valori evangelici professati (uno fra tutti La Provincia di Como che addirittura ha titolato, riferendosi alla nostra amata ed esemplare Opera di Saronno: “Ammanchi milionari nell’Istituto Padre Monti” !!!).
La mattanza è fatta ed ora gli appassionati dell’ informazione inquisitoria ed escretoria possono ritenersi contenti dello spettacolo.

La trasmissione, senza rispetto per le persone, ha attribuito a tutti i religiosi eventuali  responsabilità di singoli. “La Congregazione” (è il titolo dato all’inchiesta) non è assolutamente come la descrive il “servizio” di Report, che si è servito di dettagli per confezionare un’inchiesta mancata, realizzata con incursioni di giornalisti nei nostri ambienti, che sono aperti a tutti, e con metodi contrastanti con la deontologia professionale.

I ricorrenti problemi dell’ospedale IDI di Roma, e le ragioni di una crisi che colpisce altre
istituzioni sanitarie sia private che pubbliche, non sono stati seriamente affrontati, preferendo percorrere univocamente la via del genere investigativo che sappiamo essere condito di quell’ alone di mistero e di sospetto che fa tanta audience. Come se venisse ricostruita la vicenda medievale dei Templari e non di un istituto religioso vivo, che ha pur realizzato in Italia uno dei più importanti centri dermatologici del mondo ed è presente in 20 Paesi, con 400 religiosi e un centinaio di attività a servizio della gente, grazie alla collaborazione di 5000 persone.

La trasmissione non ha voluto dare risalto, almeno per rispetto della storia, alla scelta compiuta dai “frati”, fin dalla prima ora, di convenzionare la propria prestigiosa struttura ospedaliera con il sistema sanitario nazionale, rendendola così accessibile a tutti e non una clinica esclusiva per pochi, come piacerebbe a quanti amano la deregulation del mercato sanitario. Di fronte alle crescenti difficoltà dell’Amministrazione Pubblica nel mantenere il livello consolidato di prestazione sanitaria, gli ospedali cattolici convenzionati non potevano che risentirne pesantemente.
Quanto, poi, siano cambiati i protocolli terapeutici in dermatologia Report non l’ha detto, considerato che i posti letto dell’IDI sono stati più che dimezzati. E nonostante ciò il personale sanitario è rimasto lo stesso. Perché non denunciare il nostro “buonismo” di cattolici, avendo mantenuto i livelli occupazionali? E fino ad oggi pagando tutti gli stipendi, pur in una situazione di pesante sofferenza finanziaria?

Veniamo alla golosa vicenda delle lucrosissime attività petrolifere nella Repubblica Democratica del Congo. È presto detto: gli organismi direttivi della Congregazione non hanno mai approvato nulla di quanto fantasticato nel programma, trattandosi solo di un’ipotesi percorsa sul piano personale da un religioso. Tant’è che i videogiornalisti di Report sono tornati dall’Africa con un pugno di mosche. Pensavano di filmare gli oleodotti? Peccato piuttosto che, a proposito di mosche, non abbiano filmato quelle che a gran fatica si tengono fuori dall’ospedale di Makala (Kinshasa), promosso dai “frati” in un infernale quartiere di 300mila abitanti. Che i videogiornalisti siano andati in Congo con i paraocchi?

La villa in Toscana
è un’altra succulenta notizia, che comunque non sfiora più di tanto la
Congregazione: infatti risulta ‐ come viene svelato ai telespettatori ‐ che essa non è mai stata frequentata dai “frati”. Quest’ultima affermazione è la più sicura in tutta la mezz’ora di profonde analisi investigative. La Congregazione non mancherà di chiarire con il proprietario la destinazione di questa villa, giacché egli non ne fa grande uso dati i suoi ritmi di lavoro. E’ probabile che il compendio da nababbi toscano faccia la fine di tutte le altre nostre ville, non certo custodite da ringhiosi cani da guardia, ma divenute opere sociali aperte a tutti (ovviamente di queste Report non ne ha parlato). Si dà il caso che una certa mentalità emergente voglia riservare le ville solo ai professionisti di ampia visibilità (lo sapete chi sono?) perché riposino in pace dopo il loro generoso lavoro in aziende dal volto umano …

Non poteva mancare il riferimento al “Nerviano Medical Sciences”, lo splendido centro di
ricerca lombardo che la Congregazione ha avuto da Pfizer nel 2004, non essendo più di
interesse per la multinazionale americana. Su Nerviano viene confermato un fatto,
apertamente riconosciuto dall’ operatore del centro intervistato da Report: “la Congregazione in un certo senso ci ha salvato”. I luoghi comuni sul mondo cattolico, e sui religiosi in particolare, anche in questo contesto hanno fatto bella mostra nella trasmissione di RAI 3. Per esempio che i frati sono fatti per stare in convento e restarci dentro il più possibile. Al massimo si concede loro di vendere qualche “artigianale” prodotto, siano confetti alle erbette di montagna, cosmetici superbiologici o cioccolatini fondenti. Guai a quei “frati” che, invece, si impegnano nella ricerca farmaceutica e che hanno una visione globale della medicina e della salute fino a dedicarsi alla produzione di farmaci. Questo no! I frati devono stare al loro posto.
Poco importa che essi abbiano inventato gli ospedali, molto prima che lo Stato nascesse sulle ceneri di tirannie e principati. Certo, i tempi sono cambiati e, per i videosacerdoti del Mondo Nuovo, che si profila nel suo glorioso e infinito progresso (!) non c’è più spazio per i frati e le suore dediti alla salute della gente.

Se le cose vanno come sembra, si profilano queste alternative: o i frati saranno percepiti come una risorsa per animare un sistema sanitario languente (e sarà comunque tardi) o lo Stato si prenderà tutto con la conclusione che ben conosciamo o, più probabilmente, il “mercato della salute” sarà sempre più a servizio di chi possiede carte di credito (sicure) per difendere il proprio diritto alla salute. E gli altri? Gli altri si arrangino … ci saranno sempre dei frati a soccorrere i derelitti!

Dal “servizio” di Report la Congregazione ne esce benservita: la benevola ammissione che l’IDI sia un’istituzione di eccellenza (è detto proprio così, quasi ad addolcire i colpi maldestri) risulta inconsciamente orientata a preparare la strada a qualche avvoltoio già in agguato, piuttosto che a salvare un patrimonio (indegnamente) gestito dai “frati”. E il benservito sembra essere dato anche alle centinaia di “dipendenti” che da una trasmissione così non hanno nulla da guadagnare, se non l’indebolimento del proprio posto di lavoro.

Agli autori del “servizio” bastava un pizzico di menta, per rinfrescare la memoria; qualche seme di anice per liberarsi dal gonfiore degli eccessi; radice di liquirizia, per dare più calore al proprio lavoro. Ogni favola ha la sua morale. La Congregazione saprà valorizzare anche questo momento per guardarsi dentro e, partendo da un’attenta anamnesi, pervenire ad una diagnosi sul proprio stato di salute ed applicare le necessarie terapie. Lo stiamo già facendo, anche se dolorose. Chiederemo a Report di indicarci la prognosi, perché i videogiornalisti sanno vedere oltre il visibile e conoscono cose che noi non conosciamo. Che strano effetto, sembra un rovesciamento di prospettiva religiosa: ma ci sta bene, a noi, poveri …“frati”, che crediamo di credere!

Riconosciamo con franchezza i nostri limiti, ma è pur vero che ci siamo trovati dentro una crisi inedita per tutti. Sappiamo quali sono i problemi, anche quelli alimentati dal “servizio” televisivo inopportuno in questo momento. La redazione era stata informata. Avvertiamo tuttavia un senso liberante in tutta questa vicenda. Non siamo ancora affetti da sindrome da angoscia televisiva. Ne fanno fede 150 anni di storia e la testimonianza attuale dei nostri religiosi, soprattutto di quelli che non finiscono in TV. Per gli operatori di Report, nonostante forti riserve, nutriamo simpatia e gratitudine, perché è importante il lavoro di denuncia.

Rivolgiamo a tutti l’invito ad incontrarci personalmente e senza il filtro delle telecamere
(magari nascoste): non troverete dei mostri. A tu per tu ci spiegheremo meglio che davanti a telecamere puntate come mitragliatrici. Chi ci conosce e ci vuole bene, continuerà a farlo.
Ringraziamo comunque la RAI per la propaganda “gratuita” e per quest’insolita provocazione alla conversione, cioè a cambiare vita. Cominceremo con un lungo digiuno televisivo. La conversione, affermava Teilhard de Chardin, religioso e scienziato, inizia sempre da una indignazione.


Fratel Ruggero Valentini
Superiore generale
Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione, CFIC


26 Aprile 2012
Fratel Ruggero Valentini    @ r.valentini@padremonti.org