Il parlamento
argentino ha approvato la nazionalizzazione dei fondi pensione privati: 26
miliardi di dollari saranno così trasferiti ad un sistema unico di pensioni gestito
direttamente dallo Stato.
In questo modo il
governo conta di aver creato un argine alle minacce di fallimento che gravano
da mesi sulle casse pensionistiche, che hanno perso 27 miliardi di pesos (8,32
miliardi di dollari) tra ottobre 2007 e ottobre 2008. Non sono di questo
avviso, però, numerosi economisti e l'opposizione parlamentare argentina.
Secondo l'ex ministro dell'Economia Ricardo Murphy - riferisce l'agenzia Apcom
- la scelta della maggioranza «provocherà una delle crisi più profonde mai
conosciute nella nostra storia». Dello stesso parere gli investitori: ieri la
Borsa di Buenos Aires lasciato sul terreno il 6,58%.
Le preoccupazioni
riguardano soprattutto la possibilità che i fondi siano utilizzati per
assicurare il fabbisogno di finanziamento dello Stato, drenando il denaro dal
mercato del credito. Le casse pensionistiche che il governo intende nazionalizzare,
appartengono infatti alle banche. E l'Argentina deve far fronte nel 2009 e nel
2010 a un debito estero di 40 miliardi di dollari (32 miliardi di euro).