Le singole iniziative sono benvenute ma il fenomeno
deve essere generalizzato. E' questo il messaggio implicito lanciato da Barack
Obama in un'intervista concessa alla rete televisiva Abc sul delicato tema dei
bonus retributivi dei manager. Di notevole entità e spesso slegati dai
rendimenti effettivi dell'azienda, i compensi extra risultano di fatto
incompatibili con l'attuale congiuntura economica e, soprattutto, con il
massiccio intervento pubblico che caratterizza più di ogni altro il mercato
statunitense.
‹‹Penso che se hai già un patrimonio di decine di
milioni di dollari e stai licenziando dei lavoratori, il minimo che puoi fare è
dire, “farò anch'io dei sacrifici perché riconosco che ci sono persone che
stanno molto peggio di me e che andranno incontro a tempi molto duri”›› ha
affermato il neopresidente nel corso dell'intervista che andrà in onda oggi ma
i cui contenuti sono stati anticipati in parte dall'Associated Press.
Nel corso del colloquio non è mancato un chiaro
messaggio rivolto alle tre grandi case automobilistiche americane Ford,
Chrysler e General Motors. Le cosiddette “Big Three”, ormai sull'orlo del
collasso, premono per un sostegno statale (che sarebbe il primo ad interessare
il comparto industriale) da 25 miliardi. Una condizione essenziale per l'intervento
pubblico, ha lasciato intendere Obama, sarebbe costituita dalla rinuncia ai
compensi extra da parte dei top manager sull'esempio di quanto già fatti dagli
alti dirigenti di alcune importanti società come Goldman Sachs, Ubs, e
Barclays.