Uno dei più importanti fallimenti bancari registrati quest’anno sul suolo americano ha spinto la Fdic ad ipotizzare un’armonizzazione delle norme internazionali e l’attribuzione di nuovi poteri nei casi di default. La United Commercial Bank, istituto di credito di San Francisco, ha dichiarato bancarotta venerdì scorso, ed è stata venduta alla East West Bank dalla Federal Deposit Insurance Corp. Con 11,2 miliardi in asset, quello della UCB è il quarto più grande fallimento bancario del 2009 negli Usa.
Ma le difficoltà nella gestione del suo default - riferisce il Financial Times - non provengono solo dalla “taglia” della banca. I suoi affari si concentravano infatti soprattutto sull’estero, in particolare sul mercato cinese: l’istituto aveva filiali ad Hong Kong e divisioni a Shanghai. Per questo la Fdic auspica nuove regole internazionali che possano consentire di governare meglio transizioni di questo genere. «Occorre armonizzare le leggi - ha spiegato Mike Krimminger, senior adviser della Fdic che ha partecipato alla liquidazione di UCB -. Anche in un mondo finanziario in cui innalzare recinti è il modo più usuale di gestire i fallimenti, esistono moltissimi modi per far sì che le istituzioni possano cooperare tra di loro a livello internazionale».
Proprio la Fdic dovrà pagare per la copertura assicurativa legata al fallimento di UCB una cifra che dovrebbe aggirarsi sugli 1,4 miliardi di dollari. Senza contare che andranno persi i 298,7 milioni concessi nel corso della crisi all’istituto nell’ambito del programma governativo TARP.