I crolli delle Borse che si stanno verificando questa mattina sulle piazze europee potrebbero avere una spiegazione che va al di là delle preoccupazioni sul futuro dell'Eurozona, e della richiesta del Fondo Monetario Internazionale alla Spagna di realizzare riforme urgenti. È ipotizzabile infatti che quello in atto sia una sorta di “voto” dei mercati. E che ad essere “bocciate” siano le nuove proposte regolatorie prospettate dall’Unione Europea.
Bruxelles - riferisce il Financial Times - potrebbe infatti chiedere ai 27 Paesi membri di imporre una tassa “anticipata” alle banche, i cui proventi andrebbero a finanziare una serie di fondi nazionali ai quali attingere in caso di futuri fallimenti nel settore finanziario. La proposta - che è stata raccolta dal quotidiano attraverso alcune indiscrezioni, e che potrebbe essere ufficializzata domani dal commissario Michel Barnier - mira dunque a stabilizzare il sistema, attraverso un flusso fiscale che complessivamente potrebbe garantire miliardi di euro. Un meccanismo “ordinario”, dunque, che possa scongiurare il ricorso, in futuro, ai salvataggi di emergenza ai quali si è assistito in molti Stati nel corso degli ultimi due anni. Attraverso i capitali presenti nel fondo, ad esempio, si potranno acquistare temporaneamente gli asset “tossici” degli istituti più in difficoltà.
Tuttavia, anche qualora il parlamento europeo e i governi dei Paesi membri dovessero convergere una una simile soluzione (e non è difficile immaginare un dibattito molto acceso sulla questione), ci vorrà del tempo prima che divenga effettivamente operativa: si parla infatti del 2011. È probabile, inoltre, che prima di un’approvazione definitiva, le autorità europee possano tentare di “contagiare” altri Paesi (in primo luogo gli Stati Uniti), al fine di scongiurare una differenziazione troppo marcata a livello concorrenziale nei mercati. Alcuni, in realtà, hanno già adottato soluzioni simili: è il caso della Svezia, che ha predisposto un prelievo per costituire un fondo che dovrebbe raccogliere in 15 anni capitali pari al 2,5% del pil.
L’Ue, inoltre, dovrebbe scongiurare - attraverso un sistema di regole e controlli - l’ipotesi che gli esborsi legati alla tassa possano essere scaricati sui clienti delle banche.