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Rifiuti : condanna della UE e Campania oggi - 04/03/2010

Si tratta di una condanna attesa , per la gravità di quanto accadde , ma anche per una gestione inadeguata del rapporto con la Commissione

La Corte di Giustizia della UE  ha condannato la Repubblica Italiana per l’’emergenza rifiuti’ del 2007 in Campania : si tratta di una condanna attesa , per la gravità di quanto accadde , ma anche per una gestione inadeguata del rapporto con la Commissione .

Mentre il Pref. De Gennaro gestì al meglio l’impatto con gli Ispettori UE scesi a Napoli nel Marzo 2008 , a seguire si è scelto un approccio di basso profilo , per contenuti e modalità dei flussi informativi verso la stessa e verso il Parlamento Europeo , come ha dimostrato l’ultima missione  inviata a rappresentare il Paese presso la Commissione per le Petizioni di quel Parlamento .

Il risultato è che , leggendo la Sentenza , si percepisce quanto poco si sia relazionato a Bruxelles del lavoro fatto dalla Regione  mantenendo il timone fisso verso la strategia e normativa europee in materia , operando per una gestione ordinaria che superasse letture miracolistiche dell’uscita dalla emergenza nella primavera 2008 , poi  frettolosamente conclamata a fine 2009 .

Sul piano operativo, è stata l’azione del Pref. De Gennaro e del Gen. Giannini,prima,e del Gen. Morelli ora, a creare le condizioni (controllo della logistica di raccolta e trasporto ed apertura di tre discariche) per potere togliere i rifiuti dalle strade ; ora la Campania è in equilibrio metastabile ed occorre grande chiarezza strategica e tensione gestionale per evitare problemi a venire .

Lasciamo parlare i numeri (valori medi regionali 2009) : la raccolta differenziata è oggi al 23% ed è probabile raggiunga il 35% entro il corrente anno, alimentando  importanti aziende campane di recupero , e così la raccolta di rifiuti tal quali non supera le 5600 tonn/giorno ,da conferire ai sette impianti di selezione esistenti , di capacità pari a 8500 tonn/giorno,certo mal gestiti in passato , ma in via di avanzata riqualificazione con il ricorso alla tecnologia prevalente in Europa e in Padania (Trattamento Meccanico-Biologico) : difficile sostenere che la Campania non abbia impianti sufficienti , come dice la Sentenza , se la Corte fosse stata ben informata .

Da quegli impianti usciranno a regime circa 2000 tonn/giorno di frazione combustibile , circa altrettanta frazione umida ed un flusso residuale di rigetti non fermentescibili avviabili a discarica o ad ulteriori recuperi,come nell’esperienza sviluppata nel Trevigiano.

Per recuperare energia e fertilizzanti dalla frazione umida,sono in via di attivazione 13 impianti di compostaggio e/o biometanazione in buona parte esistenti e mai entrati in funzione .

Per l’utilizzo energetico della frazione secca sono disponibili l’inceneritore di Acerra , che secondo il Commissariato è già in grado di bruciare circa 2000 tonn/giorno (occorrerà valutare l’impatto sulla sua economia gestionale della appena annunciata ‘messa in mora’ dell’Italia da parte della Commissione Europea in tema di scorretta allocazione degli incentivi CIP6) , le tre cementerie campane che hanno siglato un accordo ad hoc con la Regione , mentre anche ENEL potrebbe , come a Venezia-Fusina , essere interessata alla cocombustione con carbone .

Quand’anche tutto questo sistema entrasse in stallo, le discariche in esercizio garantirebbero comunque almeno tre anni di ricettività alle 5600 tonn/giorno raccolte.

L’attuale criticità principale riguarda il decollo delle neo costituite Aziende Provinciali di gestione dei rifiuti; la ‘provincializzazione’ del servizio ,voluta da Regione ed Enti Locali, serve a superare l’assurda frammentazione comunale delle gestioni , anticamera della intrusione camorristica (a contrasto della quale opererà anche il nuovo sistema di tracciabilità dei flussi applicati agli automezzi per rifiuti),ed a responsabilizzare comunità ed istituzioni anche sul piano del conto economico , al fine di contrastare una evasione della tassa rifiuti molto elevata.

Alle Aziende Provinciali , aperte all’ingresso di qualificati operatori privati del settore , verrà trasferita la proprietà di tutti gli impianti esistenti sul loro territorio : già solo l’appostamento a bilancio del valore degli impianti di selezione  garantirà alle Aziende un’adeguata patrimonializzazione .

Ora è il momento che a dirigerle vengano chiamati managers capaci ed esperti .

Il ‘post-emergenza’ è certamente complesso,però, perché il Commissariamento cessa lasciando sul campo questioni che neppure il Dlgs 195/2009 appena convertito in legge aiuta a risolvere,tra cui :

- il debito verso terzi : a seconda delle fonti , il Commissariato in capo alla Presidenza del Consiglio ha in 15 anni  accumulato debiti (impignorabili) verso terzi per 1,5 ,se non 2,  miliardi di Euro. Emerge dai pochi dati sin qui disponibili come i costi unitari delle opere e dei servizi , anche dei più semplici (es. isole ecologiche) , siano stati molto alti rispetto a quanto riscontrabile a parità di condizioni in area padana .Preoccupa poi che la documentazione contabile non risulti organizzata e accessibile, ad esempio per la rendicontazione alla UE dell’uso di fondi comunitari, neppure dopo l’incarico in materia attribuito prima al Prefetto Sottile e poi all’oggi dimissionario Dr. Gagliani Caputo .Sarebbe assurdo che quel debito andasse a gravare ingiustamente sulle Aziende Provinciali.

- il destino delle ‘ecoballe’ : milioni di tonnellate di rifiuti in passato mal trattati sono stoccati in cumuli visibili da satellite e hanno rappresentato questione centrale nella procedura di infrazione comunitaria . Il nostro Paese dispone di tecnologie termochimiche avanzate per lo smaltimento con recupero energetico di tali ‘ecoballe’ , c’è disponibilità dei Comuni di Giugliano e Villa Literno, interessati dai cumuli attuali , ad ospitare impianti basati su tali tecnologie, è dichiarata da parte di grandi sistemi d’impresa la disponibilità ad investire in tal senso . Non è però chiaro quale sia l’assetto proprietario delle ‘ecoballe’ : fonti del Commissariato , relazioni ufficiali al Parlamento e procedimenti giudiziari in corso non ne consentono una facile definizione , comunque urgente ai fini di contenere le sanzioni comunitarie così come di risanare ambiente e territorio .

- occupazione e legalità : le Aziende Provinciali possono dare occupazione seria a molte migliaia di addetti (fino a otto-novemila) , ma non farsi carico dell’universo assistenzialistico creatosi in questi anni attorno all’emergenza rifiuti,universo la cui gestione richiede tavoli nazionali con  responsabili politici del welfare , non dell’ambiente . Massima attenzione deve porsi ad infiltrazioni in tale universo di plotoni di affiliati alla criminalità , verificatesi in passato e denunciate da coraggiosi uomini dello Stato ed altrettanto valorosi giornalisti , a partire da Rosaria Capacchione .

La procedura d’infrazione aveva già portato al blocco,ora ribadito,delle risorse comunitarie , ma gli effetti di tale misura poco riverbereranno sulla situazione operativa descritta , perché si tratta di fondi per investimenti (in opere/impianti di cui,come prima evidenziato,non si avverte necessità) e non per pagare personale e servizi per il decollo delle Aziende,vera priorità attuale.  

Walter Ganapini - assessore all' Ambiente della Regione Campania
 
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