Forum Greenaccord, gli interventi dei relatori - 26/11/2009
Quali basi per un accordo globale sul clima? Come difendere il pianeta e uscire dalla crisi economica? Quali le strategie per sensibilizzare l'opinione pubblica? L'attuale sistema democratico è in grado di rispondere ai problemi ambientali?
IL CLIMA CHE CAMBIA: FATTI, STORIE, PERSONE
VII Forum Internazionale Greenaccord
dell'informazione per la salvaguardia della natura
Viterbo - 25 / 29 Novembre
GLI INTERVENTI DEI RELATORI
Mercoledì 25 Novembre
Trasformare le culture: un passaggio essenziale per salvare il Pianeta
di Erik Assadourian, ricercatore associato del Worldwatch Institute, USA
Non bastano la tecnologia o un cambio di politica per contrastare i cambiamenti climatici. Bisogna costruire una nuova cultura, non più votata al consumismo, ma orientata alla sostenibilità. Per farlo, è cruciale il ruolo di sei istituzioni: educazione, mercato, media, governi, movimenti sociali, tradizioni.
Il rapporto tra crisi economica e crisi ambientale
di Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia politica, Università di Bologna
Lo sviluppo sostenibile è un'esigenza indifferibile. Ma né il mercato, né lo Stato sono in grado di dare risposte convincenti: non il mercato perché non è in grado di pensare al futuro, non lo Stato perché le attuali democrazie si basano per loro natura sono afflitte dal "cortotermismo" e quindi non possono prendere decisioni che producono buoni frutti a medio-lungo termine.
E' giunto il momento di introdurre un nuovo modello di democrazia partecipativa. E, per il clima, serve una Organizzazione Mondiale per l'Ambiente, all'interno delle Nazioni Unite, che sanzioni i comportamenti dannosi.
di Brian Fagan, professore di
Antropologia all'Università della California, Santa Barbara, USA
Il dibattito sul clima procede oggi
senza parlare del passato. Eppure, mille anni fa c'è stato un periodo di
riscaldamento graduale, seguito da sette secoli di raffreddamento: il Periodo
caldo medioevale e la Piccola era glaciale ebbero effetti profondi sulla società.
Dal passato si possono imparare lezioni importanti, specialmente sulla siccità
e le sue conseguenze.
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Gli impatti del climate change sui fiumi cinesi
di Wang Yongchen, giornalista, Cina
Nell'ultimo decennio, le acque del fiume Yangtze hanno raggiunto il livello più basso della storia. La sua portata è appena il 10% rispetto a 40 anni fa. Un fenomeno accresciuto dall'urbanizzazione e dall'industrializzazione selvaggia del paese, a tutto detrimento della produzione nazionale di riso e della qualità dell'acqua nelle città cinesi, in particolare nell'area orientale del Paese. Dati del ministero della Sanità definiscono "non sicuro" il 40% dell'acqua potabile nelle zone rurali e il 60% non raggiunge gli standard minimi per gli allevamenti ittici.
Le evidenze del cambiamento in atto nell'area mediterranea
di Antonio Navarra, direttore del Centro Euromediterraneo per i cambiamenti climatici, Italia
I rapporti scientifici sugli effetti dei gas serra sono essenziali per adottare le scelte politiche più efficaci. Gli studi dimostrano che, anche bloccando tutte le emissioni di CO2 oggi, la temperatura salirà comunque di un grado. E l'area del mediterraneo sarà una delle più interessate al fenomeno.
La campagna "Climate witness" di WWF International
di Claire Carlton, manager Climate Witness Programme, Australia
Spesso pensiamo ai cambiamenti climatici come a un'emergenza che ci toccherà solo in futuro. Invece è un dramma che già oggi affligge le popolazioni in molte aree del mondo: agricoltori, allevatori, sommozzatori, pescatori, geologi. Non solo in Africa o negli arcipelaghi marini. Ma anche nella nostra Pianura padana. WWF ha raccolto 10 esempi significativi: è così nata la campagna dei Testimoni del Clima.
di Marco Onida, segretario generale della Convenzione delle Alpi
La catena alpina è uno degli ecosistemi più sensibili al riscaldamento globale. La Convenzione delle Alpi è il primo accordo internazionale per la
protezione e la promozione dello sviluppo sostenibile di una regione di
montagna transfrontaliera. Un passo verso il riconoscimento delle Alpi quale spazio unitario in
una prospettiva globale, ovvero uno spazio caratterizzato dall'insieme
e dall'interdipendenza di natura, economia e cultura.
Il ruolo del settore agricolo-forestale nelle politiche di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici
di Riccardo Valentini, docente di Ecologia forestale all'università della Tuscia, Viterbo, Italia
Le emissioni della produzione agricola (fertilizzanti, energia per la produzione) sono quelli dominanti il bilancio dei gas serra del settore, con il 45%, seguite dai trasporti (19%) e allevamenti (18%). Ridurre gli input di fertilizzanti in agricoltura, gestire in modo sostenibile gli allevamenti e i reflui, ottimizzare i trasporti e incentivare una dieta bilanciata mediterranea, riducendo il consumo di carni bovine, avrebbero un impatto enorme in favore di una mitigazione del global warming.
L'impronta umana di carbonio: consapevolezza, conflitto e negazione
di William Rees, docente di Ecologia della popolazione all'università della British Columbia, autore del concetto di "Impronta ecologica"
Nonostante venti anni di retorica sull'importanza di ridurre i gas serra, le emissioni di CO2 continuano a crescere e più velocemente di quanto ipotizzato anche dal più pessimista dei modelli. Gli Stati ricchi continuano ad avere un'impronta ecologica maggiore della biocapacità dei loro territori. Il mito della crescita come soluzione alla povertà è una menzogna, diffusa per fornire illusioni alla popolazione occidentale. Una falsità necessaria a evitare conflitti morali in noi.
Impatto e adattamento ai cambiamenti climatici nel bacino del Mediterraneo
di Maurizio Sciortino, ricercatore ENEA e Membro del comitato nazionale per la Lotta contro la Desertificazione
e Domenico Gaudioso, ingegnere ISPRA
Il bacino del Mediterraneo è uno dei punti caldi maggiormente sensibili alle conseguenze del riscaldamento climatico. Salinizzazione delle acque, raddoppio del numero di notti annue con più di 20 gradi (da 20 a 40), perdita di biodiversità, aumento livello del mare coinvolgono sia i Paesi ricchi sia quelli poveri. Le popolazioni dei delta fluviali sono le più esposte: quello del Nilo, ad esempio, ospita 38 milioni di persone. Sei milioni sarebbero spazzate via da un aumento di un metro del livello marino, che farebbe perdere anche il 10% delle terre arabili. Ma nel settore agricolo ci sono molte azioni che potrebbero rappresentare soluzioni valide al problema.