In assenza di operazioni di finanza creativa la major del settore
pubblicitario WPP Group avrebbe dovuto pagare ogni anno non meno di 200 milioni
di sterline di tasse al Tesoro britannico. Ma in un crescendo di operazioni
fantasiose e disgraziatamente legali, la società britannica è riuscita ad
aggirare i propri obblighi fiscali sfruttando i regimi d'imposta più favorevoli
del Vecchio Continente. E' l'emblematica storia raccontata dal Guardian nella
terza parte dell'inchiesta condotta sull'evasione fiscale legalizzata del Regno.
Tutto ha inizio nel 1999 quando la compagnia guidata da Martin Sorrell
decide di fondare la propria filiale lussemburghese (WPP Luxembourg) a cui
affiancare successivamente un'impressionante serie di micro società affliate
registrate nei piccoli paradisi fiscali europei. Questo schema permette a WPP
di finanziare le proprie operazioni negli Stati Uniti e in Gran Bretagna
attraverso prestiti provenienti dalle filiali irlandesi. Gli interessi pagati
dalle sussidiarie anglo-americane si trasformano in profitti per le cosiddette
"Irish branches". Solo che l'utile registrato a Dublino è sottoposto
a una tassazione bassissima (il 12,5%) e così, attraverso un'operazione
formalmente legale, la compagnia ottiene un risparmio significativo.
Quando l'allora ministro dell'economia Gordon Brown bloccò questa
scappatoia fiscale, i vertici di WPP non si scomposero. Correva l'anno 2000 e i
creativi del gruppo avevano già un piano di riserva: il “doppio Lussemburgo”.
La maggior parte dei profitti della compagnia iniziarono a essere convogliati
in Lussenburgo dove i ricavi venivano trasferiti da una sussidiaria all'altra.
I profitti lordi poterono quindi essere classificati come “locali” ed essere
pertanto sottoposti alla tenerissima pressione fiscale del Granducato. Quando nel
2005 anche questo loophole fu bloccato scoccò l'ora delle partnership
“olandesi”. Si trattava in realtà di accordi siglati dalle società
lussemburghesi ma registrati a Rotterdam. Una strategia relativamente semplice
che permise al gruppo di ottenere un'ampia residenza fiscale in Olanda
sfuggendo ancora una volta dalle “grinfie” dell'esattoria britannica.
Secondo il Guardian la pressione fiscale media subita da WPP nel Regno
Unito nel corso degli ultimi 6 anni è stata inferiore all'1% con meno di 5
milioni di sterline versate nelle casse dello stato a fronte di mezzo miliardo
di profitti annuali medi. Nel corso dell'anno passato WPP non ha pagato tasse
in Gran Bretagna.