I costi della riforma finanziaria voluta dal presidente americano Obama e approvata dal Congresso? Ricadranno sui consumatori. A spiegarlo (ma, forse, bisognerebbe dire a minacciarlo) è stato ieri l’amministratore delegato di Wells Fargo John Stumpf, secondo il quale i più colpiti saranno i prestiti immobiliari e le carte di credito. “Non posso garantire che non gireremo parte dei costi sui nostri clienti – ha dichiarato il manager senza mezzi termini in un’intervista rilasciata ieri a San Francisco -. Cercheremo di stringere la cinghia e assorbire la maggior parte del carico, ma è probabile che parte degli oneri siano spostati direttamente sui servizi finanziari”.
D’altra parte non era difficile immaginare come più di un dirigente bancario potesse aver mal digerito le nuove regole, più stringenti, imposte dalla riforma finanziaria degli Usa. Lo stesso Jamie Dimon, amministratore delegato di JPMorgan Chase lo scorso 15 luglio aveva dichiarato che la nuova legge si sarebbe tradotta in rincari sulle commissioni e sui tassi di interesse legati alle carte di credito. Un giorno più tardi Brian Moynihan, Ceo di Bank of America, aveva spiegato agli azionisti aveva parlato di un impatto sui ricavi annuali di 2,3 miliardi di dollari. Va detto che Stumpf non ha parlato di cifre, spiegando che è ancora presto per calcolare l’impatto della riforma sull’istituto da lui diretto.
Nell’ambito delle nuove regole imposte dal Congresso americano, c’è tuttavia anche l’istituzione di una nuova agenzia deputata alla protezione dei consumatori. E non è detto che uno dei primi interventi possa essere proprio finalizzato ad evitare che i costi che dovrebbero sostenere le banche ricadano sui risparmiatori.