Per la Nuova Zelanda prosegue la strada della exit
strategy post-crisi. Per il secondo mese consecutivo la banca centrale
dell’isola ha alzato i tassi di interesse, al fine di controllare la crescita
dei prezzi. Il governatore Alan Bollard, tuttavia, ha spiegato che nel prossimo
futuro ulteriori aumenti del costo del denaro saranno valutati con prudenza:
“Proseguiremo sulla strada che porta alla diminuzione degli stimoli monetari
introdotti per fronteggiare la crisi globale – ha specificato in un comunicato
-, ma il ritmo dei cambiamenti sarà probabilmente più lento rispetto a quello
ipotizzato nello scorso mese di giugno”.
Wellington segue così numerose altre economie
dell’area che comprende Asia e Pacifico, dall’India alla Corea del Sud alla
Malesia, che hanno già intrapreso le loro exit-strategy, proprio partendo dall’ammorbidimento
degli stimoli monetari. A conferma del fatto che sono i Paesi orientali a
guidare la ripresa all’indomani del terremoto finanziario.
Il tasso di riferimento neozelandese è stato
alzato dal 2,75% al 3%: una mossa prevista dagli analisti, che nelle scorse
settimane – riferisce l’agenzia Bloomberg – hanno anche ipotizzato che entro la
fine dell’anno Bollard possa decidere di toccare quota 4%.