La Cina ha annunciato ieri nuove norme per regolamentare le politiche salariali delle banche, con l’obiettivo di limitare i rischi assunti dai dipendenti. Qualora infatti gli istituti di credito dovessero versare in condizioni di difficoltà, i board potranno decidere di dilazionare in tre anni il versamento di una parte (fino al 40%) degli stipendi di quadri e dirigenti.
A spiegarlo è stata - riferisce l’agenzia Reuters - la commissione per la Regolamentazione bancaria cinese, che ha reso nota la decisione attraverso un comunicato apparso sul suo sito internet. Così le autorità di Pechino si allineano ad una tendenza ormai diffusa in tutto il mondo dopo la crisi finanziaria, che punta a limitare soprattutto i bonus riconosciuti ai dipendenti degli istituti di credito, spesso corrisposti sulla base di risultati di breve termine. E, in questo senso, capaci di spingere all’assunzione di alti rischi pur di ottenere ritorni economici immediati. «L’obiettivo è di attenuare la tendenza a mettere in pericolo il sistema», ha spiegato l’ente regolatore cinese.
Va detto però che le conseguenze nel Paese asiatico non saranno così importanti, dal momento che la maggior parte di quadri e dirigenti bancari sono dipendenti pubblici, per cui il loro salario è già nettamente più basso rispetto a quello dei loro omologhi a livello internazionale.