BNP Paribas giustifica le sue scelte in materia di remunerazioni. La più grande banca francese ha spiegato infatti non essere in grado di ridurre ulteriormente i pagamenti dei propri trader, in futuro. Qualora lo facesse, ha spiegato un dirigente del gruppo citato dall’agenzia Bloomberg, ciò equivarrebbe a perdere risorse umane a vantaggio delle banche concorrenti.
La quota distribuita in contanti degli stipendi che concede l’istituto di credito di Parigi ai suoi dipendenti è stata tre volte inferiore, nel 2009, rispetto ai livelli registrati prima delle crisi finanziaria globale. A riferirlo è Francois Villeroy de Galhau, responsabile delle operazioni retail del colosso bancario, nel corso di una conferenza tenuta ieri a Milano. Il manager ha aggiunto che l’imposizione di tetti ai pagamenti dei trader potrà essere adottata dai governi europei, senza creare vantaggi agli istituti del resto del mondo, solo se prima sarà siglato un accordo internazionale in materia. «In questo momento credo che abbiamo raggiunto i livelli minimi ai quali possiamo spingerci senza perdere i nostri dipendenti. D’altra parte viviamo in un mercato globale: per questo abbiamo bisogno di una risposta globale», ha spiegato.
BNP Paribas ha accantonato per il pagamento di stipendi e premi corrisposti lo scorso anno 3,4 miliardi di euro. Una cifra nettamente inferiore rispetto a quelle di alcuni concorrenti, primi fra tutti la newyorkese Goldman Sachs e la britannica Barclays.