I regolatori inglesi hanno proposto di estendere
le regole sui bonus e le remunerazioni dei manager dalle attuali 27 a 2.500
compagnie tra banche, società immobiliari ed hedge funds. Un’operazione che, da
un lato, consentirebbe di andare incontro alle richieste dell’Unione europea;
dall’altro potrebbe garantire maggiore stabilità al sistema finanziario del
Regno Unito.
Secondo le regole attualmente in vigore per le
compagnie più grandi del Paese, infatti, almeno il 40% dei premi dovranno
essere “spalmati” sui successivi tre anni, mentre il 50% dovrà essere
corrisposto in azioni e non in contanti. Le stesse norme dovrebbero essere
trasferite ad un numero estremamente più alto di società, dunque, secondo un
comunicato pubblicato ieri sul sito internet della Financial Services
Autohority. L’organismo di vigilanza britannico ha anche spiegato che le regole
dovrebbero essere applicate a tutti quegli impiegati che, in ragione dei ruoli
ricoperti, “possono porre in pericolo la stabilità delle compagnie”.
Non si è fatta attendere la risposta della British
Bankers Association, che ha confermato la sua linea: qualunque modifica alle
norme dovrà essere adottata su scala globale, altrimenti sarà impossibile
mantenere la concorrenzialità del sistema inglese sul mercato. Da parte loro, i
governi dei Paesi membri dell’Ue hanno convenuto lo scorso 30 giugno che i
dirigenti delle banche che hanno ricevuto denaro pubblico nel corso della
crisi, e che ricevono uno stipendio superiore al milione di euro, dovranno
giustificare i propri bonus. Secondo la stessa FSA, sono più di 2.800 i
dipendenti di compagnie della City di Londra che hanno ricevuto lo scorso anno una
cifra superiore alla soglia individuata nell’Ue.