Un segnale da non trascurare che evidenzia la crescente attività dell’azionariato critico e l’aumento delle perplessità sui progetti petroliferi del colosso BP. È questo, in sintesi, il significato del voto espresso ieri nel corso dell’assemblea degli azionisti della società britannica sul controverso tema del piano di estrazione di greggio dalle sabbie bituminose in Canada.
Secondo quanto riferito dal portale Responsible Investor, il 6% degli shareholder ha votato a favore di una risoluzione che sostiene la necessità di nuove ricerche tese a valutare l’impatto ambientale dell’operazione, mentre il 9,2% si è astenuto. Quasi un azionista su sei, in altre parole, ha scelto di non appoggiare in modo incondizionato il progetto della BP che prevede un investimento da 2,8 miliardi di dollari e la realizzazione di una joint venture alla pari con l’impresa canadese Husky Energy. I sostenitori della campagna ambientalista, guidati dall’associazione britannica Fair Pensions e appoggiati da altri gruppi di pressione in Europa, Usa e Australia, si sono detti soddisfatti del risultato raggiunto. La battaglia può così continuare.
Ultima frontiera delle operazioni petrolifere, le sabbie bituminose sono da tempo al centro di numerose polemiche per i loro devastanti impatti sociali e ambientali come l’impoverimento delle fonti idriche e l’inquinamento, la deforestazione, la distruzione degli habitat naturali e l’aumento delle emissioni di gas serra. Si stima che la produzione di un barile di derivazione bituminosa rilasci nell’atmosfera una quantità di CO2 dalle tre alle cinque volte superiore rispetto a quella generata dall’estrazione di petrolio convenzionale.