La banca d’investimento Citigroup e il colosso russo dell’energia Gazprom hanno concluso un piccolo ma significativo affare nella città di Tianjin, Cina, aprendo forse la strada a un progetto dalle enormi potenzialità. Secondo quanto riferito dal Wall Street Journal, infatti, le due major avrebbero sborsato circa 73 mila dollari per acquistare i crediti di emissione di tre impianti della città che avevano rilasciato nell’atmosfera una quantità di gas inferiore alla quota massima consentita.
Per quanto di minima portata, la transazione potrebbe rivelarsi un’operazione pilota per l’apertura di un mercato dei crediti sulla falsariga degli omologhi europei. Gli accordi sottoscritti a partire dalla storica riunione di Kyoto, impongono ai Paesi aderenti al trattato di gestire una quota massima di emissioni gassose attribuendo alle singole imprese un tetto massimo di inquinamento. I soggetti che ottengono una migliore performance possono trasformare la differenza tra le emissione prodotte (quando inferiori) e la quota massima consentita in un credito virtuale da vendere a chi non riesce a rispettare i limiti imposti. Il valore di questi crediti è ovviamente soggetto al mercato e non stupisce che, per assicurare i rischi della volatilità dei prezzi, gli ingegneri finanziari abbiano già creato un mercato parallelo di titoli derivati.
La Cina ha aderito al Protocollo di Kyoto ma, al pari dell’India, viaggia ancora in regime di deroga in quanto economia emergente. Il governo di Pechino, in ogni caso, ha reso pubblico l’ambizioso obiettivo di ridurre almeno del 40% entro il 2020 le emissioni del Paese.