La lotta contro i paradisi fiscali può partire anche dagli enti locali. Lo sta dimostrando l’Ile-de-France, la regione francese che comprende la capitale Parigi, il cui consiglio regionale ha annunciato che nella prossima sessione plenaria (17 e 18 giugno), adotterà una delibera che costituirà un importante strumento contro l’utilizzo dei “tax haven”.
Lo sforzo era stato annunciato già nello scorso mese di marzo, quando le regioni guidate da Europe Ecologie (una federazione di partiti capitanata dai Verdi, e guidata da Daniel Cohn-Bendit e José Bové) aveva annunciato che non si sarebbe più fatto ricorso ai servizi finanziari degli istituti di credito che hanno filiali nei paradisi fiscali. E, tra queste, ci sono ovviamente anche le quattro banche quotate alla Borsa di Parigi. La responsabile dei Verdi francesi, Cécile Duflot, aveva in paricolare denunciato i prestiti contratti dalla regione dell’Ile-de-France attraverso BNP Paribas, «che ha 250 filiali nei paradisi fiscali. Tutti i presidenti delle regioni dovrebbero insistere su questo punto, orientandosi verso banche più etiche e verso una finanza pulita».
Insieme al partito ecologista, anche i socialisti appoggeranno per questo una nuova normativa, che imporrà agli istituti finanziari che vorranno prestare denaro alla regione di specificare (ogni anno) quale sia il loro coinvolgimento negli Stati cosiddetti “non cooperativi”, che rifiutano cioè di siglare convenzioni sullo scambio di informazioni. Tali Paesi figurano in una lista, comprendente 18 nomi, stilata dallo stesso governo di Parigi. Il vice-presidente socialista Marie-Pierre de la Gontrie ha spiegato che «se alcune banche sceglieranno di mantenere le loro attività in tali Stati, ciò avrà dirette conseguenze sulle nostre decisioni».
Il partito socialista e i Verdi hanno sottolineato in un comunicato che quello dell’Ile-de-France è il primo ente locale europeo a prendere una decisione di questo genere.