La Norvegia dice no al tabacco. Le autorità del Paese scandinavo hanno infatti eliminato dal fondo sovrano norvegese, che gestisce un patrimonio pari a 455 miliardi di dollari, diciassette colossi produttori di sigari e sigarette, compresi giganti del calibro di Philip Morris e British American Tobacco. Secondo un calcolo effettuato dalla Reuters, il valore degli investimenti nelle compagnie messe al bando si aggira sui 14,6 miliardi di corone norvegesi (2,6 miliardi di dollari) alla fine del 2008.
Tali gruppi sono stati infatti inseriti nella lista nera del fondo. Un elenco che, soprattutto negli ultimi tempi, è in continua crescita: sono entrate a farne parte sia compagnie come Boeing, Lockheed Martin, EADS e BAE Systems, che contribuiscono alla produzione di armamenti bellici, sia gruppi accusati di violare i diritti dei lavoratori o di deturpare l’ambiente, come nei casi di Rio Tinto e Wal-Mart.
Tra le aziende bloccate in questo nuovo giro di vite figurano Imperial Tobacco, Altria, Reynolds American e JapanTobacco, giudicate dal ministro delle Finanze del governo di Oslo Sigbjørn Johnsen non in grado di soddisfare i requisiti etici necessari per avallare gli investimenti.
L’operazione fa parte di un ampio sforzo che stanno compiendo le autorità norvegesi, che si sono prefissate l’obiettivo di rendere il loro fondo sovrano (il secondo più ricco del mondo, dopo quello degli Emirati Arabi Uniti) un modello per gli investimenti socialmente responsabili. Per farlo, sin dal 2003 è stato approvato un codice etico, che però fino ad oggi aveva “risparmiato” i produttori di tabacco. «Ma è importante che le linee guida del fondo si modifichino nel tempo, al fine di riflettere al meglio i valori comuni in cui crediamo», ha spiegato Johnsen.