La crisi economica intacca il PIL
ma non scalfisce le produzioni di qualità. Anzi, può essere una grande
opportunità per capire che la strada della qualità dà molte più garanzie per
uno sviluppo sano e sostenibile. Una conferma arriva dalla Toscana: questa
mattina a Firenze sarà infatti presentato il Rapporto PIQ – Toscana 2009,
realizzato dalla Fondazione Symbola. Il PIQ è l’indicatore economico messo a
punto nel 2006 per misurare quanto pesano le produzioni di qualità all’interno
del PIL nazionale. La Toscana, in questo senso, è tra gli esempi più virtuosi
in Italia.
“Già qualche anno fa – si legge
nel rapporto – il sistema produttivo regionale ha vissuto un momento delicato
di ristrutturazione, innescato dalla concorrenza dei mercati emergenti. In
quella circostanza, la Toscana ha dimostrato una spiccata capacità di
riorganizzazione, trasformando la congiuntura negativa in una opportunità per
puntare ulteriormente su uno sviluppo orientato alla qualità”.
Ed eccoli dunque i dati del PIQ toscano: il 60% del prodotto interno regionale è legato a prodotti di qualità.
Un valore di produzione pari a oltre 51 miliardi di euro.
A far
la parte del leone, i settori dell’elettronica e della meccanica avanzata, nei
quali il PIQ incide per oltre il 70% del Pil. Ma subito dopo va notata la
performance del settore tessile, duramente colpito dalla congiuntura economica internazionale e dalla
concorrenza cinese: PIQ al 66,40%, pari a 1,7 miliardi di valore. “La crisi
economica ha aggravato il processo di riduzione del numero di aziende e addetti
ma ha anche accelerato la riorganizzazione della filiera, portando alla ribalta
le realtà più innovative. In questo processo, l’innovazione tecnologica gioca un ruolo molto importante come dimostra lo sviluppo, nell’area di Prato, di imprese specializzate nella produzione di tessuti high‐tech, le cui applicazioni trovano spazio non solo nel settore moda ma anche in altri comparti come la sanità e l’ambiente”.
Risultati oltre la media anche per
il settore agroalimentare (PIQ al 63%) grazie alle produzioni a basso impatto
ambientali, a una grande sensibilità verso i temi della certificazione
ambientale e un’ottima propensione all’export.
“La
Toscana sta progressivamente uscendo dalle produzioni di massa, dove il costo è
stato l’elemento forte della competitività. E sta entrando con forza nelle
produzioni su misura, realizzate però attraverso modelli e organizzazioni di
natura industriale” spiegano gli autori del rapporto. “I risultati di questa ricerca ci restituiscono quindi l’immagine di una regione che, nonostante la congiuntura poco favorevole, prosegue la strada intrapresa già da tempo: investire in un modello di sviluppo basato sulla
qualità, come risposta alle sfide imposte dalla globalizzazione. Un esempio che
può e deve essere seguito da tutto il Paese”. Em. Is.