Dalla Cina arriva, in modo piuttosto inaspettato, un provvedimento a tutela dell’ambiente. Le autorità di uno dei Paesi che più contribuiscono all’inquinamento dell’atmosfera globale, in particolare attraverso i gas ad effetto serra di origine industriale, hanno ordinato alle banche locali di bloccare i prestiti alle compagnie che emettono quantitativi eccessivi di agenti nocivi. Nel mirino, inoltre, ci sono le aziende “energivore”: anche ad esse saranno chiusi i rubinetti del credito bancario.
Ad annunciarlo sono stati sabato scorso i media di Stato del Paese asiatico, citando una decisione assunta dalla banca centrale di Pechino. Quest’ultima - ha aggiunto il direttore del dipartimento del credito della Banca del Popolo, Shao Fujun - fornirà alle società cinesi una serie di dati (circa 30 mila diversi controlli, secondo quanto riportato da Shanghai Securities News) sulla cui base sarà valutato l’impatto ambientale delle stesse.
Il mese scorso, il governo ha anche ordinato a 2.087 compagnie impegnate nella produzione di acciaio, carbone, cemento e alluminio di chiudere gli impianti obsoleti entro la fine di settembre: anche il quel caso la minaccia fu di bloccare l’erogazione di prestiti da parte delle banche. Inoltre, le autorità della provincia di Anhui (nell’est del Paese) hanno interrotto per un mese - dalla metà di agosto - la fornitura di energia elettrica a 500 compagnie che non hanno raggiunto gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas. Di lavoro, certo, ne rimane moltissimo ancora. È positivo, però, che anche in Cina qualcosa cominci a muoversi.