Trump: la Cina pronta alla “guerra” commerciale

Lo skyline di Pechino. Foto: Jinsung Wikimedia Commons

Lo skyline di Pechino. Foto: Jinsung Wikimedia Commons

La Cina è pronta a rispondere a un’eventuale guerra commerciale lanciata dagli Stati Uniti reagendo duramente a qualsiasi provvedimento. Ne è convinto James Keith, direttore della divisione Asia della società di consulenza McLarty Associates, interpellato dalla CNBC. Almeno tre le opzioni a disposizione di Pechino: la contro-risposta commerciale, la strategia monetaria e la svalutazione competitiva. “La Cina tenterà di rispondere in modo sproporzionato” ha dichiarato Keith. “Ad un’azione x da parte degli Usa, la Cina avrà una reazione pari a ‘doppia x’”.

 

A fronte di un aumento delle tariffe sulle esportazioni cinesi in America, sostiene ancora Keith, Pechino potrebbe reagire imponendo dazi simili sulle importazioni statunitensi nel Paese e attuando, inoltre, un giro di vite regolamentare sulle stesse aziende americane che operano in Cina. Una reazione forte che punterebbe a rendere l’amministrazione Trump consapevole dei “costi della guerra”. Un’altra ipotesi, è che la Cina possa allargare le maglie del credito con una politica di tipo espansivo destinata a favorire la crescita controbilanciando gli effetti restrittivi sulle esportazioni. Tale operazione, sostiene per altro Wells Fargo, ripresa dalla stessa CNBC, potrebbe favorire l’accelerazione di un processo già in atto: la transizione da un modello economico basato sull’export ad uno orientato alla crescita dei consumi interni.

 

Da non escludere, infine, l’ipotesi di svalutazione competitiva dello yuan. Al momento, la Cina sta operando in senso contrario, “difendendo” il valore della moneta sui mercati con l’obiettivo, sostengono alcuni analisti ripresi dalla stessa emittente Usa, di contrastare le accuse di manipolazione valutaria di cui la banca centrale è da tempo bersaglio. Ma il trend potrebbe cambiare presto: secondo alcuni operatori, riferisce ancora la CNBC, nel corso dell’anno lo yuan potrebbe deprezzarsi del 5-6% rispetto al dollaro.

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