La marcia di Antonio contro cancro e burocrazia

120 kilometri in 72 ore per sostenere Antonio Attianese, ex militare dell’esercito, che da anni lotta per ottenere dallo Stato la causa di servizio per il carcinoma vescicale con cui il ragazzo lotta dal 2004. Colleghi, amici o semplici cittadini, uniti dalla parola d'ordine #Nessunorimaneindietro, stanno marciando per tutta Italia, partendo dalla Valle d’Aosta fino ad arrivare, il prossimo 28 maggio, a Salerno. Fulcro della “Marcia di AssoRanger per Antonio” sarà il 19 maggio prossimo, quando i militari, partendo alle ore 12 da piazza San Pietro, percorreranno il centro di Roma passando sotto le sedi delle principali Istituzioni.
Le prime avvisaglie della malattia si verificarono già nel 2004, in seguito a due missioni all’estero; in seguito a decine di controlli, i medici hanno individuato la causa della persistente ricomparsa di metastasinell’altissima concentrazione di tungsteno presente nel sangue, dovuta all’utilizzo prolungato di munizionamento; le metastasi si sono propagate nel corpo, attaccando con facilità anche i tessuti sani e rendendogli insostenibile dapprima il servizio nelle forze speciali e, poco dopo, ogni attività fisica.
Nonostante l’evidenza, nessuna assistenza è stata fornita ad Antonio e alla sua famiglia né nella fase iniziale della malattia, né nello stadio avanzato, costringendo il militare a farsi carico di un pesante fardello economico, oltre che di un grave disagio. Dopo 10 anni di controversie, spesso connotate da forti pressioni anche all’interno del posto di lavoro perché Attianese smorzasse i toni della sua battaglia, il Tar stenta ancora oggi a riconoscere la causa di servizio, costringendo Antonio a sostenere un’altra durissima battaglia di civiltà e giustizia, mentre tenta di sconfiggere la malattia, sempre più aggressiva. Non sono bastate le oltre 100 cartelle cliniche presentate a fronte degli innumerevoli ricoveri e delle 35 operazioni chirurgiche subite, come non sono stati ritenuti determinanti i pareri dei medici presentati a corredo. Perché la causa venga chiusa mancano infatti i rapporti informativi relativi al militare, ovvero una sorta di stato di servizio dove sono registrate tutte le attività fatta di militari, tra cui anche quelle che riguardano ogni possibile contatto con materiali cangerogeni.
Tali documenti, tuttavia, continuano a non essere prodotti nella formula richiesta, perpetrando una forma di pesante oppressione da parte dello stesso esercito presso cui Antonio ha militato per molti anni. Sarebbe una storia triste, se dovesse reggersi tutta sulle gambe di un solo uomo e della sua famiglia, ampiamente gravati dalla malattia e dai pesi ad essa conseguenti. La solitudine a cui le istituzioni lo hanno consegnato, tuttavia, è stata riempita dai passi lunghi dei colleghi di Antonio che, stretti attorno alla famiglia Attianese e raccolti nella cordata dell’associazione di categoria AssoRanger, da tempo hanno sollevato il caso sulla vicenda e continuano a tenere desto l’interesse attraverso manifestazioni di solidarietà che stanno coinvolgendo il mondo dello spettacolo e dello sport da ogni parte d’Italia, e non solo.

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