La Cina sarà leader degli aiuti allo sviluppo

Luanda, capitale dell'Angola. Il Paese è uno dei principali beneficiari degli aiuti di Pechino. Foto: Dantadd Wikimedia Commons

La Cina potrebbe consolidarsi come il leader globale degli aiuti allo sviluppo superando a breve lo storico primatista: gli Stati Uniti. Lo suggerisce un rapporto del laboratorio accademico americano AidData ripreso dalla CNN. I tagli promessi da Trump in linea con la sua dottrina America First, sostiene infatti il centro di ricerca del William & Mary College di Williamsburg, Virginia, potrebbero infatti aprire la strada alla definitiva leadership di Pechino, ma al momento, aggiungono i ricercatori, la gestione degli aiuti cinesi continua a caratterizzarsi per la sua scarsa trasparenza.

Tra il 2000 e il 2014, nota la ricerca, il valore degli aiuti internazionali erogati da Washington è stato pari a 366 miliardi di dollari contro gli 81 della Cina. Ma estendendo la definizione di foreign aid oltre i confini fissati dall’OCSE, il quadra cambia radicalmente. Nel periodo in esame, ad esempio, i finanziamenti di altra natura - (Other Official Fianance, OOF) che comprendono sussidi al settore privato e all’esportazione e le sovvenzioni commerciali - concessi da Pechino ammontano a 218 miliardi contro i 28 degli USA. Aggiungendo gli altri finanziamenti non facilmente classificabili (per i quali non ci sono al momento dati sul fronte americano) il conto totale degli aiuti cinesi nel periodo esaminato arriva a 354 miliardi, una cifra non troppo distante da quella statunitense (394 miliardi).
I dati contribuiscono a fare un po’ di luce su una voce di spesa che Pechino tende a non rendere pubblica. Nel dettaglio, rivela la ricerca, i finanziamenti cinesi hanno interessato oltre 4.300 progetti in 140 Paesi con un’evidente predilezione per l’Africa, capace di piazzare ben 7 Paesi nella top 10 dei beneficiari. Angola ed Etiopia hanno ricevuto da sole 32 miliardi, circa il 10% della cifra totale sborsata dalla Cina. Gli aspetti controversi però non mancano: secondo il rapporto, infatti, a differenze degli aiuti allo sviluppo in senso stretto, i finanziamenti OFF non avrebbero avuto “nessun effetto rilevabile sulla crescita economica”. La crescita degli aiuti cinesi, inoltre, rischierebbe addirittura di danneggiare gli sforzi dei governi occidentali di utilizzare i finanziamenti come leva per la promozione della democrazie e delle riforme politiche. Secondo Xiaojun Li, docente della University of British Columbia, citato ancora dalla CNN, i Paesi in via di sviluppo sembrano preferire gli aiuti cinesi per almeno un paio di motivi: sono privi di vincoli politici e vengono erogati più rapidamente.
Condividi:
Show Buttons
Hide Buttons