CNBC: Trump e il destino degli emergenti

Donald Trump,   foto: Michael Vadon Wikimedia Commons

Donald Trump, foto: Michael Vadon Wikimedia Commons

Nel corso del 2017 i mercati emergenti dovrebbero andare incontro a una timida ripresa accompagnata, però, da significativi rialzi nei mercati borsistici. Lo segnala la CNBC citando le opinioni di alcuni analisti interpellati dalla stessa emittente. Tutto, in ogni caso, sembra ruotare attorno alle scelte di Donald Trump le cui strategie di politica economica avranno senza dubbio un impatto decisivo sui nuovi mercati. E al centro dell’interesse, ovviamente, si collocano le ipotesi di svolte protezionistiche nonché gli effetti di queste scelte – oltre che della politica monetaria più restrittiva della Fed – sul dollaro. Il cui apprezzamento, come noto, sta già complicando la vita ai Paesi emergenti chiamati a pagare interessi reali superiori sui propri debiti esteri denominati in valuta statunitense.

 

L’effetto Trump, almeno nella sua fase iniziale, non è stato particolarmente positivo. Nei giorni immediatamente successivi all’elezione del candidato repubblicano, i mercati emergenti e le loro valute sono stati protagonisti di una discreta ondata di vendite. Ma il pessimismo iniziale sembra essersi attenuato. L’apprezzamento del dollaro, come detto, impatta negativamente sul fronte dei debiti. Ma l’ipotesi, sostengono alcuni analisti, è che tali effetti possano essere compensati dalla spinta del biglietto verde sull’export degli emergenti (il cui valore è destinato a salire per effetto del deprezzamento delle monete nazionali rispetto alla valuta Usa). La pressione esercitata sui debiti, per altro, potrebbe favorire gli investitori con un aumento dei tassi di interesse nei Paesi emergenti e una conseguente crescita dei rendimenti offerti sul fronte obbligazionario. Morgan Stanley, riferisce la CNBC, ritiene in particolare che a garantire buone opportunità di investimento potrebbero essere i bond sovrani di Argentina, Ucraina, Brasile, Indonesia e Serbia.

 

Schroders, dal canto suo, ipotizza invece che il Brasile possa andare incontro a un taglio dei tassi di interesse, operazione, quest’ultima, che dovrebbe generare rialzi sul fronte azionario. L’operazione potrebbe inoltre contribuire alla ripresa economica del Paese, un fenomeno – sottolinea la società di investimento – che dovrebbe essere riscontrato anche in Russia.

 

Capitolo Asia. Tra gli osservati speciali c’è l’Indonesia, dove le riforme in atto – evidenzia Credit Suisse – dovrebbero garantire al Paese una delle migliori performance economiche nel club degli emergenti. Sempre secondo la banca elvetica, inoltre, il mercato azionario cinese dovrebbe conoscere nuovi rialzi soprattutto per quanto riguarda i titoli tecnologici e assicurativi.

 

Nonostante tutto, sottolinea però la CNBC, lo spettro del protezionismo resta un valido motivo di preoccupazione. Secondo la società di consulenza Fathom, in particolare, i Paesi caratterizzati da un elevato deficit, da un forte indebitamento e da significativi legami economici con gli Usa potrebbero subire gli effetti negativi delle politiche commerciali statunitensi. Molto, ovviamente, dipenderà dal grado di intensità dei provvedimenti che saranno assunti in tal senso dalla nuova amministrazione Trump. Difficile, per il momento, fare ipotesi precise al riguardo.

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