WSJ: la grande crisi dei fondi pensione

Il quartiere finanziario di Shinjuku,   Tokyo (Morio,   Wikimedia Commons)

Il quartiere finanziario di Shinjuku, Tokyo. I fondi nipponici sono tra i più colpiti dalla crisi. Foto: Morio, Wikimedia Commons.

La persistenza di tassi di interesse particolarmente bassi, se non nulli o addirittura negativi, nel lungo periodo starebbe creando crescenti problemi ai fondi pensione su scala globale. Una situazione aggravata tanto dalla difficoltà di reperire sul mercato prodotti obbligazionari sufficientemente redditizi quanto dalla crescente pressione esercitata dal progressivo invecchiamento della popolazione. Lo segnala un’analisi del Wall Street Journal. “I gestori dei fondi e i governi si trovano di fronte a scelte fastidiose” scrive il quotidiano Usa; “come investitori devono accumulare maggiore liquidità rispetto al passato oppure scommettere su operazioni più rischiose nei fondi hedge, nelle società di private equity e nel mercato delle materie prime”.

 

In passato, nota ancora il WSJ, i bond “investment grade” (ovvero quelli con rating più elevato) erano arrivati a garantire rendimenti annuali attorno al 7, 5%; oggi non rendono quasi più nulla. Per i fondi pensione, che investono in media il 30% del proprio capitale nelle obbligazioni, le conseguenze sono inevitabili: nel 2015, i primi 300 fondi del mondo hanno bruciato 530 miliardi di dollari di controvalore sui loro investimenti facendo così registrare la prima contrazione in portafoglio dalla crisi ad oggi.

 

Tra i Paesi maggiormente colpiti, segnala ancora il quotidiano, ci sono soprattutto Olanda, Giappone e Stati Uniti. L’olandese Stichting Pensioenfonds ABP, principale fondo pensione del Vecchio Continente, rischia di dover tagliare dell’1% i pagamenti alla propria clientela (che nell’ultimo decennio, per altro, non sono andati incontro ad alcun aumento). I fondi giapponesi, dal canto loro, subiscono gli effetti della crisi demografica e, nonostante la costante deflazione, finiscono per erogare assegni pensionistici inferiori del 12%, in termini reali, a quelli di inizio anni ’90. Complicata anche la situazione vissuta attualmente dal Calpers, o California Public Employees’ Retirement System, maxi fondo Usa che conta 1, 8 milioni di clienti. Nel 2016, i suoi investimenti hanno offerto un rendimento dello 0, 6%. Il più basso dai tempi della crisi.

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