Usa, è sempre Nasdaq mania. Ma occhio alla bolla

Foto: public domain da Pixabay.com

Posizioni “lunghe” – ovvero scommesse al rialzo – sui titoli del Nasdaq. È questa la puntata più in voga tra gli operatori di Wall Street, sempre più convinti, a quanto pare, della necessità di piazzare i propri investimenti sui titoli tecnologici. Lo segnala Business Insider (BI) citando in particolare un’indagine condotta da Bank of America Merrill Lynch su un campione di gestori di fondi.

 

La convinzione è diffusa, segnala l’indagine, al punto che dopo diversi mesi le puntate al rialzo sul Nasdaq sono diventate così popolari da soppiantare quelle sull’apprezzamento del dollaro. Buona parte dei manager, in altre parole, ritiene che le scommesse rialziste sull’indice e i suoi titoli costituiscano al momento la migliore opportunità presente sul mercato. Gli effetti, per altro, sono già evidenti.  All’inizio della settimana, il Nasdaq faceva segnare un +14% rispetto al valore di inizio anno. Il trend rialzista, ipotizza Business Insider, potrebbe continuare in futuro di fronte alle aspettative degli operatori in merito agli effetti delle previste riforme normative sostenute da Donald Trump che dovrebbero incentivare il rimpatrio della liquidità offshore.

 

Le compagnie Usa, ricordava di recente il portale, detengono all’estero circa 2 trilioni di dollari di liquidità e a farla da padrone nella classifica generale sono proprio le compagnie tecnologiche: i profitti offshore di Microsoft, prima nella graduatoria, ammontano a 124 miliardi contro i circa 110 di Apple (2°), i 71,4 di IBM (5°), i 65,6 di Cisco System (7°) e i 60,7 di Google (9°).

 

I dubbi però non mancano. Secondo l’indagine di Bank of America, il 37% degli investitori ritiene che i titoli quotati al Nasdaq siano attualmente sopravvalutati. Per trovare una percentuale così alta di consenso, nota ancora BI bisogna tornare al gennaio 2000. Ovvero alla vigilia dello scoppio della bolla Dot-com.

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