Icesave, l’Islanda rimborserà i risparmiatori

La tormentata vicenda di Icesave, che per tre anni ha messo in bilico i rapporti fra Islanda, Regno Unito e Olanda, sembra giunta a un decisivo punto di svolta.

Nell'ottobre 2008, in occasione del tracollo finanziario dell'isola nordica, è fallito anche l'istituto di credito Landsbanki: insieme alla sua filiale online britannica, che fino a quel momento aveva attirato migliaia di clienti grazie ai propri conti a rendimento molto elevato. A quel punto, il governo britannico e quello olandese hanno deciso di coprire le perdite subite dai 350 mila risparmiatori coinvolti, con l'intenzione di rifarsi in futuro sullo Stato islandese, divenuto proprietario dell'istituto. Il che ha aperto una contesa durata oltre tre anni: in due occasioni (nel 2009 e nel nell'aprile di quest'anno) sono stati i cittadini islandesi, tramite le consultazioni referendarie, a bocciare le ipotesi di rimborso proposte dal parlamento di Reykjavík. Tanto che, ormai, il passaggio alle vie legali sembrava inevitabile.

Ma, a quanto emerge oggi, sembra che finalmente il contenzioso sia volto al termine. Le più recenti valutazioni della fallita Landsbanki infatti dimostrano come il suo patrimonio sia sufficiente per coprire tutti i danni che sono stati richiesti. Lo Stato quindi ha promesso di ricavarne 11, 4 miliardi di dollari, in modo da risarcire tutte le perdite dei risparmiatori: probabilmente già a partire da quest'anno, secondo quanto ha dichiarato il ministro dell'Economia Arni Pall Arnason. Che, in un'intervista rilasciata ieri, è stato molto chiaro in merito: «Questi fatti cambiano radicalmente la nostra interpretazione della disputa relativa ad Icesave. Non c'è più alcun motivo di contendere».

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