FT: la Brexit sognata dagli hedge

Londra,   Garry Knight Wikimedia Commons

Londra, Garry Knight Wikimedia Commons

I fondi hedge del Regno Unito vogliono mantenere i diritti garantiti dalla partecipazione al mercato unico anche dopo i completamento della Brexit. Lo segnala un documento congiunto redatto dalla Alternative Investment Management Association ( AIMA), dalla Managed Funds Association e dall’Alternative Credit Council, la cui bozza è stata ripresa in esclusiva dal Financial Times. Il documento dovrebbe essere presentato ufficialmente questa settimana. Due, in particolare, i punti oggetto d’interesse per i gestori: la possibilità di vendere le quote di partecipazione ai fondi agli investitori UE (come garantito dalla Alternative Investment Fund Managers Directive), e la capacità di assumere liberamente i lavoratori con passaporto dell’Unione che, ricorda il quotidiano britannico, costituiscono oggi il 20% della forza lavoro dei fondi hedge londinesi.

 

Nel documento, i gestori chiedono al governo britannico di tentare di massimizzare la reciproca capacità di accesso tra i fondi e gli investitori UE nonché di allineare la normativa nazionale a quella statunitense e a quella asiatica per favorire, evidentemente, una maggiore integrazione tra i mercati. Nel testo, nota ancora il Financial Times, l’AIMA ha ribadito l’importanza del ruolo sistemico dei fondi per l’economia britannica (40 mila posti di lavoro e 4 miliardi di sterline versate ogni anno all’erario del Regno Unito, secondo l’associazione) e per lo stesso comparto a livello continentale. L’85% degli asset controllati dai fondi europei, sostiene l’AIMA, è gestito tuttora a Londra e dintorni mentre gli investimenti europei ammontano a circa un quarto del denaro gestito dalle società britanniche.

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