Fossile: pressing sul fondo pensione londinese

Pozzo di petrolio, impianto di estrazione petrolifera all'imbrunire. CC0 Public Domain da Pixabay.com

La London Pension Fund Authority (LPFA), gestore del più grande fondo pensione pubblico della capitale britannica, deve fronteggiare le richieste di disinvestimento promosse dagli attivisti della campagna ambientalista Divest London. Nel mirino gli investimenti del fondo in alcune imprese coinvolte nel Dakota Access Pipeline, il contestato progetto della società Energy Transfer per la realizzazione di un oleodotto in grado di trasportare circa mezzo milione di barili di petrolio al giorno dal giacimento di Bakken, in North Dakota, fino alla raffineria di Patoka, Illinois, a oltre 1.000 miglia di distanza. Lo ha riferito il portale specializzato IPE News.

 

La contestazione, nel dettaglio, riguarda la sottoscrizione di bond emessi dalla stessa Energy Transfer Partners nonché dalle società ConocoPhillips e Marathon Petroleum, per un valore complessivo di 393 mila sterline. Un investimento di poco conto, verrebbe da dire, per un fondo che ad oggi gestisce un portafoglio complessivo da 4,6 miliardi di pound, circa 5,4 miliardi di euro. Ma il tema è comunque significativo. Negli ultimi anni, infatti, i disinvestimenti dei grandi operatori dal settore fossile sono cresciuti a ritmi sostenuti contribuendo così ad accendere ulteriormente il dibattito sulla capacità dei risparmiatori di influenzare le scelte delle compagnie in materia di tutela ambientale e sociale. Durante la campagna elettorale dello scorso anno, l’attuale sindaco di Londra Sadiq Khan aveva sostenuto apertamente le ragioni delle campagne di disinvestimento promosse dai fondi. Una scelta che lo aveva collocato in aperto contrasto con il suo predecessore Boris Johnson che nel 2015, ricorda IPE News, si era rifiutato di invitare la LPFA ad abbandonare gli investimenti nel fossile.

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