Debito Torino: la Consob sanziona Iren

Una centrale elettrica del gruppo Iren a Moncalieri, cintura di Torino. Foto: F Ceragioli, wikimedia commons

La CONSOB ha deciso di notificare provvedimenti sanzionatori nei confronti della multiutility Iren Spa a seguito dell’esposto presentato più di un anno fa da alcuni piccoli azionisti che avevano chiesto all’authority di far luce sui rapporti tra la stessa società e il Comune di Torino. Lo riferiscono a Valori fonti vicine alla questione. Due, in particolare, gli elementi critici alla base delle sanzioni: la mancata comunicazione al mercato e l’esistenza di un conto condiviso tra il Comune e la società di servizi utilizzato per la gestione del debito accumulato dall’amministrazione cittadina. Interpellata sul tema, la CONSOB ha confermato l’esistenza di provvedimenti “attualmente in corso di notifica” ma non ha aggiunto alcun particolare sull’entità di questi ultimi né sui singoli destinatari. I dettagli sulle decisioni dell’authority, in ogni caso, saranno pubblicati sull’apposito bollettino elettronico una volta che il processo di notifica sarà stato completato. Contattata da Valori, Iren ha fatto sapere di non voler commentare in attesa di notizie ufficiali.

La questione ruota attorno alle operazioni che hanno coinvolto il capoluogo piemontese, azionista di Iren ma al tempo stesso debitore nei confronti della medesima per circa 190 milioni di euro. Una pendenza, quest’ultima, cresciuta grazie a un finanziamento da 120 milioni di euro concesso al Comune dalla stessa multiutility e ulteriormente incrementata dall’acquisizione da parte della stessa Iren di AMIAT Spa, l’azienda di raccolta rifiuti già creditrice del Comune per decine di milioni.

“L'analisi puntuale delle relazioni di bilancio del gruppo Iren – si legge nell’esposto presentato lo scorso anno - evidenzia un indebitamento complessivo del Comune di Torino non soltanto eccessivamente elevato, ma perdurante nel tempo e recentemente rialimentato dall' acquisizione del 50% di AMIAT Spa. Riteniamo che tale posizione debitoria non possa essere ricondotta nell'ambito di un ordinario rapporto tra cliente e fornitore che, trattandosi di parte correlata in quanto uno dei principali azionisti di Iren, non dovrebbe in alcun modo trarre indebiti vantaggi ricevendo da Iren spa non soltanto la fornitura di un servizio ma anche un sostegno duraturo di natura finanziaria”.

“I rapporti con le parti correlate delle società quotate, come è noto, vengono gestiti dal "Comitato parti correlate", a garanzia di tutti gli azionisti e al fine di evitare conflitti di interesse e gli indebiti vantaggi economici e finanziari di cui sopra in capo alle medesime” si legge ancora nell’esposto. “Nel dettaglio, il credito verso il Comune di Torino viene gestito all'interno di un'operazione di "conto corrente condiviso" con lo stesso Comune (allegati 1-2), una sorta di plafond mai esplicitato a noi azionisti, trasformando di fatto quella parte di esposizione da credito commerciale a credito finanziario al fine di migliorare la Posizione finanziaria netta complessiva”.

E ancora: “Il credito della controllata AMIAT spa nei confronti del Comune passa da 67, 7 milioni di euro del 31/03/15 (allegato 3) a 80, 6 milioni di euro al 30 giugno 2015 (allegato 4) e a 83, 7 milioni di euro al 30 settembre 2015 (allegato 5): pertanto, non solo la parte di credito finanziario si incrementa, ma anche l'esposizione complessiva (Iren servizi e innovazione, AMIAT) resta sistematicamente assai elevata (circa 190 milioni sempre al 30 settembre 2015). Domandiamo pertanto il motivo per cui non si sia rispettato l'accordo del 14.11.12 (allegato 6), già eccessivamente accomodante, e si sia stabilito di concedere un finanziamento a lunga scadenza al Comune di Torino senza apparente e concreta prospettiva di rientro, a detrimento della gestione dei flussi finanziari del gruppo e foriero di probabili svalutazioni future, e senza che il Comitato parti correlate si esprimesse in tal senso. Pur regolato da tasso di interesse (la cui esigibilità è peraltro dubbia), il credito finanziario aperto al Comune di Torino non è evidentemente in linea con la missione di Iren”.

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