Bloomberg: il debito Usa non attira più

Trump durante un comizio per le primarie repubblicane. Foto: Michael Vadon Wikimedia Commons

I grandi investitori istituzionali potrebbero ridimensionare la propria presenza nel mercato del debito Usa. Lo sostiene Bloomberg evidenziando la possibile reazione alle politiche di Trump e ai loro probabili effetti inflazionistici (non necessariamente compensati in pieno dagli ulteriori rialzi dei tassi ipotizzati dalla Fed). A lanciare un primo segnale, ricorda Bloomberg, è stato il Giappone, primo detentore estero di titoli del Tesoro americano, che, a dicembre, ha ridotto la sua esposizione al livello più basso degli ultimi quattro anni (1,1 trilioni di dollari). A fare ancora “peggio” è stata la Cina che dal mese di maggio ha iniziato a disinvestire portando il suo stock di titoli a quota 1 trilione, l’esposizione minima degli ultimi 7 anni.

 

“Da Tokyo a Pechino fino a Londra l’idea è chiara: sono pochi gli investitori che vogliono lanciarsi in questo mercato da 13.900 miliardi di dollari” scrive Bloomberg. Una scelta su cui pesa “l’incertezza politica” come sostiene, sentito dalla stessa agenzia, Kenta Inoue, chief strategist per gli investimenti in obbligazioni estere della Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities di Tokyo. “I rendimenti dei titoli del Tesoro Usa – aggiunge - potrebbero salire rapidamente nel prossimo futuro, un’ipotesi che ne disincentiva gli acquisti”. Attualmente gli investitori esteri detengono bond sovrani americani per 5,94 trilioni di dollari, pari al 43% dell’ammontare totale contro il 56% registrato nel 2008.

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