California, stop al fracking: l’acqua è a rischio

Le autorità californiane hanno bloccato il fracking in undici siti e hanno disposto controlli su un altro centinaio di essi. Il timore è che le società petrolifere abbiano pompato sostanze tossiche nelle  falde acquifere della Central Valley, pesantemente colpita dalla siccità.
L’ Huffington Post spiega che lo scorso 7 luglio le autorità dello Stato hanno emesso decreti ingiuntivi nei confronti di sette società petrolifere, affermando che c'era la possibilità che immettessero le loro scorie all’interno di possibili fonti di acqua potabile. Un fatto che “mette a rischio la vita, la salute, la proprietà e le risorse naturali”. Il settore agricolo californiano è infatti alle prese con una pesante siccità che, solo quest’anno, è già costata allo Stato circa 2, 2 miliardi di dollari. Di fronte a questa situazione, gli agricoltori sono stati obbligati a far ricorso alle falde sotterranee.
Il problema, spiega il sito americano, sta anche nel fatto che soltanto alcune di esse siano tutelate dalle leggi ambientali vigenti. Altre, anni fa, ne sono state escluse, perché le autorità hanno ritenuto che fossero comunque inadatte all'approvvigionamento idrico e all'agricoltura. Ma - denuncia la testata ProPublica - spesso è difficile capire quali falde siano tutelate e quali no. E sembra che in alcuni casi le società petrolifere non stiano pompando le loro sostanze nocive all'interno delle falde che sono state "sacrificate", ma in quelle usate dagli agricoltori. Per ora, chiariscono le autorità, non ci sono prove di contaminazione dell'acqua potabile. Ma le indagini serviranno proprio a vederci chiaro. 

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