Immigrazione: piano Trump è un boomerang economico

Donald Trump, foto: Michael Vadon Wikimedia Commons

Il piano di Trump per ridurre del 50% l'immigrazione legale negli USA nel prossimo decennio potrebbe diventare un boomerang economico spaventoso per l'America.

A sostenerlo alcuni studi rilanciati sui media statunitensi che criticano, a partire dai potenziali effetti negativi sull'economia, il Raise Act (Reforming American Immigration for Strong Employment – Riforma dell’immigrazione americana per rafforzare l’impiego), ovvero la nuova legge sull'immigrazione sostenuta trionfalmente lo scorso 2 agosto dal presidente Donald Trump, insieme ai senatori Tom Cotton dell’Arizona e David Perdue della Giorgia, ideatori del provvedimento.

Il contrasto all'immigrazione come progettato rischia infatti di avere l'effetto contrario di quanto propagandato: secondo la valutazione contenuta in un rapporto della Wharton School dell'Università della Pennsylvania il Raise Act genererà uno stop all'ingresso di lavoratori immigrati ad alta qualificazione e porterà ad un calo di 1,3 milioni di posti di lavoro e di uno 0,7% di Pil entro il 2027; valori che, entro il 2040, potranno crescere fino a 4,6 milioni di posti di lavoro persi e -2% di Pil.

Non solo, stand a un altro report pubblicato dalla New American Economy, gruppo fondato dall'ex sindaco di New York repubblicano Michael Bloomberg, il blocco che il piano di Trump porrebbe anche alla manodopera meno qualificata sottrarrebbe agli USA l'importante contributo imprenditoriale, e quindi economico e fiscale, di una fascia di popolazione immigrata molto attiva, quand'anche priva di un titolo di studio elevato.

Difficilmente la legge verrà, se mai lo fosse, approvata così come è, specialmente a causa dell'ostracismo di molti parlamentari repubblicani propugnatori delle valutazioni di merito quale primo criterio di selezione e promozione delle persone.

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