Sarai un giocatore d’azzardo? Il Cnr sa prevederlo

È possibile prevedere se una persona tenderà a sviluppare una soggezione patologica al gioco d’azzardo? Uno studio diretto dall’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Ibfm-Cnr) di Catanzaro, al quale ha partecipato l’Università della Calabria, pubblicato sulla rivista Journal of Neuroscience Methods, ha definito i tratti della personalità del giocatore patologico grazie a tecniche avanzate di intelligenza artificiale. “Chi è vittima del gioco d’azzardo patologico perde, oltre a ingenti quantità di denaro, la capacità di controllo delle proprie azioni e la fiducia dei propri cari, con la percezione di essere entrato in un tunnel senza via di scampo”, spiega Antonio Cerasa, ricercatore Ibfm-Cnr. “Le neuroscienze sono impegnate da decenni nello studio di questo disturbo che devasta la vita di moltissime famiglie italiane. Oggi sappiamo che la causa è multifattoriale (genetica, neurobiologica e comportamentale) e conferisce alla persona una vulnerabilità di base, amplificata da fattori psicosociali come povertà o traumi biografici".

I DATI: INTROITI PER LO STATO NEGATIVI

Gli ultimi dati pubblici forniti dal Ministero dell’Economia sono quelli sulla raccolta del gioco d’azzardo per il 2016 (i dati regionali sono stati pubblicati sul Libro Blu dell'Agenzia dei Monopoli e consultabili su ‘Avviso Pubblico’ il coordinamento degli Enti Locali e Regioni per la formazione contro le mafie): circa 96 miliardi di euro (+8% circa rispetto agli 88 miliardi del 2015). Per effetto delle misure della legge di stabilità 2015, il flusso di imposte derivanti dal settore «giochi» nel 2016 ha superato i 9,2 miliardi di euro, a fronte degli 8 miliardi realizzati nel 2015. L’incremento delle entrate è spiegato in larga parte dalla accresciuta incidenza della tassazione sul gioco degli apparecchi da divertimento (comunemente indicate come slot machine) previsto con la legge di stabilità 2016. In particolare, il gettito è così composto: 5,8 miliardi circa dagli apparecchi da divertimento ed intrattenimento oltre 3,5 miliardi dai giochi numerici e dalle Lotterie (1,8 dal Lotto; 1,3 da Gratta&Vinci; 0,47 dal Superenalotto).

I ricavi complessivi lordi della filiera corrispondono a circa 10 miliardi di euro. Si calcolano a partire dalle perdite dei giocatori, ovvero la spesa (19 miliardi), sottraendo la quota che l’erario preleva direttamente su tutte le attività di gioco (9 miliardi circa).

Ma quelli che vanno evidenziati (e quasi nessuno fa) sono i costi negativi del fenomeno. Già 4 anni fa, Valori (VALORI_106-febbraio-2013-Dossier-Gioco-dazzardo.pdf) calcolava - sulla base delle analisi del Conagga (Coordinamento nazionale per gruppi gioco d'azzardo) - che tali esternalità portavano in terreno negativo i guadagni per lo Stato. Ogni 8 miliardi di introiti sotto forma di imposte, i costi sanitari - diretti e indiretti - e i danni alla qualità della vita erano calcolabili in una forbice compresa tra 5,5 e 6,6 miliardi di euro. Più del doppio dell’intero deficit del Servizio sanitario nazionale. A voler essere cinici, gli introiti sembrerebbero comunque superiori ai danni. In realtà non è così: ai 6 miliardi di costi sociali vanno infatti aggiunti i mancati versamenti Iva (sui giochi c’è un’imposta media dell’11% rispetto al 21% della maggior parte dei beni di consumo): calcolando solo i 18 miliardi di euro persi dai giocatori, è una cifra che si aggira attorno ai 3,8 miliardi. E già il conto per la collettività finisce in rosso...

LA RICERCA

I giocatori patologici hanno anche un profilo di personalità disfunzionale, sono cioè più vulnerabili alle situazioni sociali che invitano al gioco, e questo aspetto non è mai studiato finora con metodi di intelligenza artificiale. Per approfondire questo aspetto poco conosciuto il gruppo di ricerca dell’Ibfm-Cnr ha coinvolto alcune strutture di riabilitazione psichiatrica a Milano e a Catanzaro, allo scopo di valutare i giocatori patologici in cura.

“Abbiamo utilizzato algoritmi di intelligenza artificiale per capire se esiste nei giocatori d’azzardo patologici uno specifico costrutto di personalità”, aggiunge Danilo Lofaro, ricercatore presso l’Università della Calabria e coautore del lavoro. “Sono stati inseriti nel calcolatore 6.000 dati relativi a 160 soggetti che non hanno mai giocato a slot machine o giochi d’azzardo e a 40 pazienti affetti da ludopatia, ognuno dei quali era analizzato a seconda delle 30 caratteristiche alla base della personalità umana. Nella seconda fase dell’esperimento la macchina, dopo aver processato i dati, ha identificato la miglior combinazione che permette di separare i sani dai malati. Il risultato che consente di classificare otto giocatori patologici su dieci è quello costituito dai seguenti sotto-tratti: bassa apertura mentale; bassa coscienziosità; bassa fiducia negli altri; ricerca di emozioni positive; elevato tratto depressivo e impulsivo. Una persona con queste caratteristiche rischia la vulnerabilità verso questa patologia psichiatrica”.

Alta impulsività e depressione erano caratteristiche del giocatore seriale già note agli psicologi. “L’avanzamento apportato dai modelli multivariati che abbiamo utilizzato è la conoscenza dell’esatta struttura multidimensionale del profilo di base di un giocatore. Un po’ come dire che la malattia è legata all’alterazione di uno o più geni”, precisa Cerasa. “La personalità è un marcatore oggettivo della funzionalità cerebrale, la cui attendibilità predittiva vale per i disturbi psichiatrici ma anche per malattie neurologiche come Parkinson e Alzheimer. Ad esempio, a parità di performance cognitive, l’estroverso pensa e usa aree cerebrali diverse dall’introverso, così come l’ansioso o impulsivo rispetto alla persona emotivamente stabile”.

@lamarty_twi

 

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