L’Italia scopre il crowdinvesting

Immagine: wikimedia commons

138,6 milioni di euro raccolti negli ultimi 12 mesi. È la misura del boom italiano del crowdinvesting, il crowdfunding finalizzato alla realizzazione di progetti imprenditoriali for profit, resa nota ieri nella presentazione dell’ultimo rapporto dell'Osservatorio Crowdinvesting della School of Management del Politecnico di Milano. I dati sulla raccolta – che hanno permesso al mercato di toccare quota 189,2 milioni – evidenziano così la rapida espansione di un fenomeno “quasi inesistente fino al 2012”, come spiegano dall’Osservatorio, ma oggi “non più trascurabile”.

Definibile come “l'opportunità per singole persone fisiche (ma anche investitori istituzionali e professionali) di aderire, attraverso una piattaforma Internet abilitante, alla raccolta di risorse per un progetto imprenditoriale in cambio di una remunerazione del capitale a titolo di investimento”, il crowdinvesting italiano ha registrato un’espansione significativa in tutti i comparti che lo caratterizzano: l'equity crowdfunding, il lending crowdfunding e l'invoice trading. Determinanti, secondo gli autori, l’arrivo di importanti operatori sul mercato, l’avvento degli investitori istituzionali e il contributo dei capitali esteri.
L’equity crowdfunding, la raccolta di denaro attraverso la sottoscrizione diretta sul web di titoli partecipativi del capitale di una società, ha sperimentato un incremento molto significativo delle campagne di raccolta, passate da 48 a 109 nell’ultimo anno (30 giugno 2016-30 giugno 2017) per un capitale complessivo di 6,85 milioni di euro. Nello stesso periodo, le piattaforme di lending crowdfunding (o social lending, il sistema online dei prestiti autorizzati tra privati) sono passate da 4 a 9 ci cui 6 in ambito consumer (3 un anno fa) e 3 in ambito business (una soltanto a metà 2016). Le risorse raccolte negli ultimi 12 mesi sono state pari a 56,6 milioni. Quanto all’’invoice trading – “la cessione di una fattura commerciale attraverso un portale Internet che seleziona le opportunità e sostituisce il tradizionale ‘sconto’ della fattura attuato dalle banche” – infine, la ricerca ha evidenziato un autentico boom del comparto: i portali dedicati sono quintuplicati (da 1 a 5), le risorse raccolte attraverso Internet sono cresciute di 8 volte rispetto all’anno precedente (88,5 i milioni di euro cumulati nell’ultimo anno) mentre le fatture cedute da imprese italiane sono ormai più di 2.000 (220 nel giugno 2016).
“Ci sono tutte le premesse affinché il mercato del crowdinvesting in Italia prosegua sul sentiero di crescita anche per il futuro”, ha dichiarato Giancarlo Giudici, Direttore scientifico dell'Osservatorio, in una nota diffusa nell’occasione. “L’equity crowdfunding è in attesa dell’apertura effettiva del mercato a tutte le PMI, ma il banco di prova sarà analizzare se le startup che hanno raccolto capitale nel passato saranno in grado di mantenere le promesse fatte nei business plan. Per il lending, la prospettiva più urgente è una riforma legislativa e fiscale che ‘sdogani’ definitivamente questa nuova asset class, eliminando gli svantaggi oggi esistenti senza rinunciare alla trasparenza del mercato per i retail. L’invoice trading è l’ambito dove la dimensione ‘crowd’ è meno significativa: gli investitori istituzionali continueranno ad alimentare la crescita nel breve termine e probabilmente i piccoli risparmiatori potranno accedere solo attraverso la partecipazione a fondi di investimento”.
Condividi:
Show Buttons
Hide Buttons