Il Belgio ammette: insetticida nelle nostre uova

Il Belgio fa dietrofront e ammette: i test sulle uova prodotte nel Paese hanno rivelato la presenza di un insetticida tossico, il Fipronil (noto anche come fluocianobenpirazolo), a livelli tali da porre a rischio la salute umana. Un inversione di rotta rispetto alla versione sostenuta per molti giorni secondo cui i livelli non destavano alcuna preoccupazione e che però ha suscitato più di un dubbio anche fra altri Stati Ue che hanno chiesto chiarimenti alle autorità di Bruxelles.

L'Agenzia federale del Belgio per la sicurezza della catena alimentare (Afsca) ha spiegato che, mentre i test iniziali di un'azienda di produzione di uova, realizzati il 18 luglio, contenevano livelli di Fipronil di 0,076 mg pro chilo, una seconda analisi, effettuata dalla stessa azienda, ha mostrato un livello di 0,92 mg/kg, superiori al livello autorizzato in Europa di 0.72. “L'Afsca e i suoi laboratori – spiega l'agenzia in una nota - stanno attualmente conducendo ricerche per spiegare la differenza nei risultati e l'agenzia spera di ricevere chiarimenti al più presto possibile”, sottolineando al tempo stesso che le uova incriminate erano state bloccate dai negozi fin dal 18 luglio e quindi il rischio per i consumatori non dovrebbe sussistere.

Ma le rassicurazioni dell'Afsca sono state contraddette da un funzionario senior della sanità belga, che ha rivelato che la società che produceva un detergente usato per uccidere acari di pollo (la Poultry Vision9 avesse introdotto il Fipronil nel proprio prodotto fin da gennaio. Alla luce di questa informazione, le uova contaminate potrebbero essere state acquistate e consumate fin dall'inizio dell'anno.

Coldiretti: “Via il segreto sull'origine dei prodotti”

Le notizie che arrivano da Bruxelles hanno suscitato reazioni fra i produttori italiani, preoccupati che lo scandalo belga possa produrre effetti negativi sulle vendite delle uova nazionali e desiderosi di vedere finalmente approvata una normativa che indichi la provenienza delle materie prime usate nei prodotti trasformati. “Non possiamo più aspettare e l'Italia non può far finta di nulla” ha affermato Ettore Prandini, vicepresidente nazionale di Coldiretti. “Delle 215 uova consumate in media ogni anno da ciascun italiano, ben 140 sono costituite da pasta, dolci e altre  preparazioni alimentari per le quali non c’è ancora una chiara indicazione di origine. Inoltre non si può trascurare il  ruolo delle triangolazioni di prodotti di Paesi extra europei che  vengono importati nell’Unione, diventano europei e poi vengono  spediti da noi, tanto nessuno può sapere da dove arrivano le uova utilizzate”.

@lamarty_twi

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