La plastica invade anche i laghi italiani

Nemmeno i laghi italiani sono al sicuro dal problema dell'inquinamento da microplastiche. Lago Maggiore, lago d'Iseo, Lago di Garda, Lago di Bolsena, Lago di Albano: cambiano latitudine e origine dei laghi ma in tutti i casi le microparticelle di rifiuti plastici galleggianti hanno ormai superato il livello di guardia. La denuncia è contenuta nello studio di Legambiente ed ENEA (Agenzia nazionale per lo Sviluppo sostenibile), presentato oggi a Ecomondo, in collaborazione con ARPA Umbria e Università Ca' Foscari di Venezia.

I laghi in cui sono state trovate più particelle sono l'Iseo e il Maggiore, con valori medi di densità di 40.396 e 39.368 microplastiche su chilometro quadrato di superficie campionata. I laghi di Bolsena e di Garda presentano densità medie simili, rispettivamente 26.829 e 25.259 particelle su chilometro quadrato. Il lago in cui è stata trovata la minore quantità di microplastiche è il lago Albano, con una media di 3.892 particelle su chilometro quadrato.

manta14“Questo studio preliminare - ha dichiarato Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente – il primo a livello nazionale, ci conferma purtroppo quanto già osservato per gli studi effettuati in mare. Il problema dei rifiuti dispersi in acqua sta assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Purtroppo, la cattiva gestione dei rifiuti a monte resta la principale causa del fenomeno e la plastica costituisce il 97% dei rifiuti galleggianti in mare. Al tempo stesso i nostri dati evidenziano come buona parte dei rifiuti che troviamo negli ambienti costieri e marini potrebbero essere riciclati. Elemento da tenere in considerazione nel determinare le azioni per la gestione del problema”.

In effetti, se dai laghi ci si sposta all'analisi dei rifiuti in mare – la cui densità raggiunge ormai i 58 rifiuti per kmq quadrato (il picco più alto nel Tirreno con 62 rifiuti/kmq), si scopre che la quasi totalità è costituita da materiali plastici: buste (16%), teli 10%), reti e lenze (4%), bottiglie (3%), tappi (3%), stoviglie (2%). Oltre la metà dei materiali sono derivanti da una gestione lacunosa dei rifiuti nelle aree urbane e negli scarichi civili, ma incide molto (29%) anche l'abbandono consapevole e le attività produttive (20%).

Per di più, con una corretta raccolta differenziata, molti dei rifiuti potrebbero essere evitati. Una frazione compresa fra 85-94% delle plastiche raccolte e caratterizzate è costituita di polimeri termoplastici, in prevalenza Polipropilene (PP) e Polietilene (PE) a bassa e alta densità, materiali che per semplice riscaldamento possono essere rimodellati e riciclati. La loro tipologia rende assolutamente fattibile l’inserimento di queste plastiche in un ciclo virtuoso ed economicamente sostenibile.

“In particolare - ha commentato Loris Pietrelli, ricercatore ENEA - i frammenti derivano, presumibilmente in base alla forma, da packaging, come per esempio buste e flaconi. Ricordiamo che il PP e il PE rappresentano, ancora oggi, i materiali polimerici più venduti al mondo e che il packaging, da solo, rappresenta il settore che utilizza circa il 40% dell’intera produzione europea di materiali polimerici: 59 milioni di tonnellate nel 2015”.

Il danno è ovviamente ambientale ma anche sanitario (le microplastiche entrano nella catena alimentare perché ingerite da pesci e altri animali lacustri e marini) ed economico: otto miliardi di euro l'anno è l'impatto mondiale del marine litter stimato nel rapporto 2016 Marine Litter Vital Graphics di Unep (United Nations environment programme) e Grid-Arendal. Su scala europea, invece, secondo uno studio commissionato ad Arcadis dall’Unione Europea, il marine litter costa 476, 8 milioni di euro all’anno. Una cifra che prende in considerazione solo i settori di turismo e pesca perché non è possibile quantificare l’impatto su tutti i comparti dell’economia. In particolare, il costo totale stimato per la pulizia di tutte le spiagge dell’Unione Europea è pari a 411, 75 milioni di euro, mentre l’impatto sul settore pesca è stimato intorno ai 61, 7 milioni di euro.

@EmanueleIsonio

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