UE-FCA. Altroconsumo: “Alle parole seguano fatti”

Walter P. Chrysler Museum, Auburn Hills, Michigan. Foto: Greg Gjerdingen, Wikimedia Commons

“Altroconsumo prende atto dell'apertura da parte della Commissione europea della procedura di infrazione contro l'Italia; apprezza soprattutto la dichiarazione della Commissaria Elżbieta Bieńkowska e la sottoscrive appieno”. Lo segnala una nota diffusa dalla stessa organizzazione dopo la decisione di Bruxelles di inviare una lettera nella quale si chiede a Roma di “dare una risposta alle preoccupazioni circa l'adozione di misure insufficienti per quanto riguarda le strategie di controllo delle emissioni usate dal gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA)”. Altroconsumo era già intervenuta sul tema delle emissioni in occasione dello scandalo dieselgate del gruppo Volkswagen, lanciando nello scorso mese di aprile la campagna #PretendiGiustizia in collaborazione con le organizzazioni omologhe di Spagna (Ocu), Belgio (Test-Achats) e Portogallo (DecoProteste).

La vicenda nasce da un’iniziativa del Ministero dei Trasporti tedesco che, nel settembre 2016, aveva chiesto alla Commissione di mediare un disaccordo tra le autorità di Berlino e quelle italiane in merito alle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte da un tipo di veicolo omologato dall'Italia.

“Nel corso della procedura di mediazione “- si legge nella nota di Bruxelles - la Commissione ha esaminato con attenzione i risultati delle prove delle emissioni di NOx fornite dall'autorità di omologazione tedesca (Kraftfahrt-Bundesamt), così come le ampie informazioni tecniche fornite dall'Italia sulle strategie di controllo delle emissioni adottate da FCA nel tipo di veicolo in questione. La normativa UE in materia di omologazione – prosegue la nota vieta l'uso di impianti di manipolazione come software, timer o finestre termiche, che conducono a un aumento delle emissioni di NOx al di fuori del ciclo di prova, a meno che essi non siano necessari per proteggere il motore da eventuali danni o avarie e per garantire un funzionamento sicuro del veicolo. Come la Commissione ha più volte evidenziato, questa è un'eccezione al divieto e come tale va interpretata in maniera restrittiva. La Commissione – segnala ancora la nota - chiede ora formalmente all'Italia di dare una risposta alle sue preoccupazioni circa l'insufficiente giustificazione fornita dal costruttore in merito alla necessità tecnica — e quindi alla legittimità — dell'impianto di manipolazione usato e di chiarire se l'Italia è venuta meno al suo obbligo di adottare misure correttive per quanto riguarda il tipo di veicolo FCA in questione e di imporre sanzioni al costruttore di automobili”.

"Alle parole devono seguire tuttavia fatti concreti se l'Europa non vuole morire della propria burocrazia che la allontana sempre di più dal pieno riconoscimento dei diritti e degli interessi dei cittadini e consumatori” ha dichiarato Marco Pierani, direttore relazioni esterne per Altroconsumo. L’organizzazione, si precisa nella nota, “è poco interessata a procedure di infrazione incrociate che colpiscono Germania e Italia ma che sono volte, per converso, a proteggere violazioni palesi e accertate di VW e Fiat con la sponda dei governi tedesco e italiano. Siamo in campo da tempo con tre azioni di classe per questi fatti, due contro Volkswagen e una contro Fiat. I consumatori possono aderire per ottenere il risarcimento. Questi sono fatti!”. “Stiamo facendo la nostra parte - conclude Marco Pierani - la Commissione europea e i governi italiano e tedesco chiariscano invece da che parte stanno e quando costringeranno le case automobilistiche a risarcire i consumatori come è già avvenuto negli Stati Uniti”.

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