Land grabbing

Con “Gli Arraffa Terre” Re:Common fa il punto su Italia e land grabbing

Si intitola “Gli Arraffa Terre” la nuova pubblicazione di Re:Common, l’associazione che segue la scia della Campagna per la riforma della Banca mondiale...
Si intitola “Gli Arraffa Terre” la nuova pubblicazione di Re:Common, l’associazione che segue la scia della Campagna per la riforma della Banca mondiale.
Lanciata in concomitanza con l’apertura dei lavori di Rio+20 – la conferenza internazionale di Rio de Janeiro dedicata allo sviluppo sostenibile –, “Gli Arraffa Terre” va a indagare il ruolo che l’Italia ricopre nell’accaparramento dei terreni agricoli su scala globale. E le conclusioni non sono certo positive per il nostro Paese. Dal rapporto emerge infatti che l’Italia è seconda solo al Regno Unito fra gli Stati europei più attivi nel land grabbing.
Sono una ventina, infatti, le aziende di casa nostra che operano in un business così discusso: da Benetton in Patagonia a tante realtà di medie dimensioni, presenti soprattutto in Africa. Di fatto, tali società acquistano a poco prezzo e per periodi molto lunghi centinaia di migliaia di ettari di terreni nei Paesi più poveri, per impiantare colture intensive che non sono destinate alle popolazioni locali ma, al contrario, all’esportazione e agli agro-carburanti. E che, in molti casi, danneggiano gli ecosistemi e la biodiversità.  
21 Giugno 2012
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