Biocarburanti migliori contro il Climate Change

Luci e ombre in un nuovo studio dalla Royal Academy of Engineering (RAE) per valutare il potenziale contributo dei biocarburanti o biofuels nella lotta al cambiamento climatico.

Nella relazione, intitolata Sustainability of liquid biofuels e commissionata dal governo britannico, da un lato si evidenzia che i biofuels - purché migliorati - serviranno necessariamente come combustibili a minor emissione di CO2 rispetto a quelli fossili per alimentare il trasporto aereo e navale che non potrà affidarsi ai motori elettrici ancora per un paio di decenni, a differenza dei trasporti terrestri, dall'altro lato si sottolinea la persistenza dei rischi ambientali connessi a un'impulso sregolato della produzione di biocarburanti: sottrazione di terre coltivabili alle forniture di cibo e incentivi alla deforestazione, come già avvenuto in epoche recenti.

In particolare lo studio batte però su un punto: bisogna progredire nella ricerca e sviluppo dei biocarburanti perché finora solo l'olio di palma - riporta «The Guardian» rilanciando i risultati del rapporto -  ha portato ad una riduzione del 50% delle emissioni rispetto al diesel, ovvero il livello richiesto dalle norme UE.  Gli altri tipi principali di biodiesel - da olio di soia, colza e girasoli - causano per ora più emissioni di carbonio rispetto al diesel tradizionale.

La ricerca manifesta peraltro qualche buona prospettiva di produzione nell'utilizzo di rifiuti da aziende agricole e forestali e dal recupero dell'olio da cucina usato: emissaioni complessive quasi zero si avrebbero per esempio sfruttando i rifiuti provenienti dalle coltivazioni di mais. Biocarburanti sì, insomma, ma solo se sostenibili.

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