Agricoltura e brevetti, la Corte suprema dà ragione a Monsanto

La Corte suprema statunitense ha dato ragione al gigante dell’agricoltura Monsanto in una causa che lo vedeva opposto a Vernon Bowman, un agricoltore dell’Indiana. Si tratta di una decisione che senza dubbio avrà un peso sul futuro dell’agricoltura.
Bowman aveva acquistato alcuni semi di soia da un rivenditore per piantarli per un secondo raccolto alla fine della stagione. Ma l’azienda l’aveva citato in giudizio per violazione del brevetto, affermando che, quando mesi prima aveva comprato i semi da Monsanto, avesse firmato un contratto in cui aveva promesso di non conservarli per ripiantarli in seguito. I semi in questione sono geneticamente modificati per resistere al pesticida Roundup.
Nella giornata di ieri i giudici si sono espressi all’unanimità a favore del colosso industriale, in una causa che aveva assunto un valore simbolico visto che Monsanto ha portato in tribunale centinaia di piccoli produttori agricoli. Un’eventuale vittoria di Bowman, dunque, avrebbe potuto costituire un fondamentale precedente. Le sementi di Monsanto hanno pressoché monopolizzato le piantagioni di soia del Midwest americano. Stando a un rapporto citato dal Guardian, il fatto che il mercato globale dei semi sia un oligopolio dominato da sole tre compagnie è uno degli elementi scatenanti per il boom dei prezzi. Tra il 1995 e il 2011, infatti, il costo medio necessario per coltivare un acro di terreno a soia è cresciuto del 325%. 

 

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